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Una visita da fare: la chiesa dei SS. Quattro Coronati
A Roma vi
sono dei luoghi che, malgrado si trovino in zone centrali, rimangono
riservati e conservano la magia dei tempi antichi, un’isola nella città
convulsa ed un gioiello d’arte. Non molto lontano da S. Giovanni. alle
pendici del Celio, vi è un convento che sembra una fortezza e fu usato nel
duecento dai Papi residenti in Laterano, per ospitare principi e nobili.
Papa Melchiade avrebbe costruito la chiesa ( sec. IV° ) in onore di quattro
soldati romani Severo, Severino, Carpoforo e Vittorino, martirizzati per non
aver voluto adorare gli idoli. Nel VI° secolo Papa Onorio I ° ricostruisce
ed amplia la basilica. Nel IX° secolo Papa Leone IV° fa fare un rifacimento
generale del complesso . Nel 1084 la basilica è stata distrutta dai Normanni
e poi nel tempo ricostruita fino al XIII° secolo quando assume l’assetto che
vediamo attualmente. Nel 1560 la chiesa viene affidata alle suore
agostiniane che tutt’ora ne sono responsabili.
Nel
catino dell’abside della chiesa vi sono degli affreschi, forse del XIII°
secolo,di notevole interesse che riproducono la storia dei santi quattro a
cui è intitolato il complesso, ed in alto vi è una Gloria di tutti i Santi
ove vi è la stranezza di vedere rappresentati degli angeli donne per cui fu
subito nominato il coro delle Angiolesse. Quest’opera fu dipinta nel 1630
dal pittore Giovanni Manozzi che proveniva dal Valdarno e fu il primo
artista a dipingere angeli donna. Nell’oratorio di S. Silvestro, splendido
gioiello d’arte, un ignoto pittore affrescò la leggenda di Costantino.
L’Imperatore Costantino, nemico dei cristiani,durante una delle più
terribili persecuzioni, si ammalò di lebbra. Ogni cura prevista all’epoca
risultò vana per debellare la malattia che andò avanti inesorabile. I
sacerdoti di Giove consigliarono un bagno nel sangue innocente di bambini
offerti in olocausto. Il pianto delle mamme convinse però Costantino a
desistere da tale soluzione da cui poteva derivare la propria salvezza. Ma
una notte in sogno l’Imperatore vide Pietro e Paolo che gli rivelarono quale
via doveva seguire per guarire, gli dissero di andare dal vescovo Silvestro,
la cui pietà e santità era nota, rifugiato in una grotta del monte Soratte
per sfuggire alle persecuzioni. Costantino, tormentato dal male, manda a
cercare il Santo Silvestro. E con il battesimo, acquisendo la luce
cristiana, il corpo di Costantino venne purificato dal male e la sua anima
trovò salvezza. Da questa leggenda nasce un affresco di grande interesse
artistico ed il ciclo termina con la raffigurazione del Santo a cavallo come
un sovrano seguito da cavalieri e preceduto dall’Imperatore che lo guida a
Roma.
Il campanile della chiesa è il più antico esistente in Roma datato al IX
secolo.
Un altro elemento di grande interesse è la fontana collocata nel bellissimo
chiostro della chiesa, fatta collocare da Antonio Munoz, trovata casualmente
in occasione di restauri effettuati nel 1917. E’ costituita da una doppia
tazza proveniente da un unico blocco di marmo, quella inferiore con una
coppia di teste di leone da cui sgorga acqua. La fontana era collocata
nell’atrio della chiesa all’epoca dei restauri eseguiti dal Papa Pasquale II°
( 1099-1118) e pertanto si può considerare la più antica esistente in Roma.
Al complesso si arriva percorrendo la Via intitolata ai SS. Quattro Coronati
provenendo da S. Giovanni. La strada , pur essendo parallela al cosiddetto
stradone di S. Giovanni, percorso da automobili ed autobus provenienti dal
Colosseo, è tranquilla e poco frequentata e porta all’ingresso del convento
creando un’isola di serenità nel caos cittadino. Roma è bella per questo
perché, cercando al suo interno, ancora si riesce a trovare luoghi di una
bellezza sconvolgente che sembra, girando l’angolo, di trovarsi in un altro
secolo.
massimo