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15.11.2006 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                  c'era una volta

Il passaggio Antonio Cesari

Queste sono le circostanze in cui mi mangerei le mani per non aver scattato nemmeno una foto tanti anni fa, quando questo posto, come era, mi suscitava cose così indelebili, un po' come è successo per la vecchia stazione di San Pietro (ma questa è un'altra storia)

 

E dire che avevo avuto una infanzia e una adolescenza e una prima giovinezza popolate... che dico? affollate di paura; e adesso mi lanciavo all'esplorazione di un posto che mi aveva fatto venire i brividi sempre, brividi sottili, un senso inspiegabile di disagio.

Successe una volta che ero venuta qui a viale dei Quattro Venti a pranzo da Antonia e Gianni; tutte le volte che c'ero passata mi ero sempre chiesta cosa fosse, "perchè" fosse, quella specie di torrente in secca ricoperto di erbacce che divideva in due Monteverde. Da questa parte una alta e brutta rete di recinzione, dall'altra le case a strapiombo, come su un fiume. Solo che in questa parte di Roma non ci sono torrenti ne affluenti del Tevere; e il terreno non lascia intuire nemmeno una antica marana.

Mi risultava invece che più o meno qui sotto passava la linea ferroviaria che da Trastevere porta alla stazioncina di San Pietro, una linea che in quegli anni cominciavamo a prendere per spostarci dentro Roma.

E poi quel pomeriggio mi ero accorta che quasi davanti al palazzo di Antonia e Gianni c'era come una passerella protetta pure quella da una recinzione alta. Un "passaggio", il passaggio Antonio Cerasi, appunto, che solo stamattina scopro si chiamava così. Io l'ho chiamato, l'ho sempre considerato una passerella non a caso.

E poi in quel periodo avevo da poco finito di leggere IT, il più lungo e spaventoso libro di Stephen King. Ecco cosa mi ricordava questo luogo, mi ricordava i "barren" di Derry, quel luogo allo sprofondo, sporco, umido di vegetazione selvaggia da dove si accedeva al sistema fognario della città, dove si nascondeva il mostro, dove i bambini non era bene che andassero a giocare.

Ecco perchè la recinzione....

La passerella finiva su una strada che non sembrava "Roma", forse per effetto di questo guardare su un nulla che separa, inconsueto in città. In città e a Roma a separare ci sono ferrovie o fiumi, anche le strade a scorrimento veloce separano ma si dice sempre "dall'altra parte".

Ma questo nulla... non sapeva nemmeno di confine certo tra un quartiere e un altro; di solito i confini sono luoghi di transito, posti profumati di storie. Questo era piuttosto come una ferita aperta. Non era solo brutto e abbandonato al degrado, faceva paura, metteva a disagio per il suo essere "nulla", privo di senso, privo di spiegazione.

Mi affrettai ad attraversare la passerella e se penso alle mie "esplorazioni" devo concludere che quel posto doveva davvero mettermi a disagio: non c'è ponte dove io non senta il bisogno di fermarmi a guardare, per esempio la passerella tra via Lanciani e Pietralata, o il ponte mobile a Fiumicino paese... Qui andai di corsa e senza guardarmi intorno.

Segui la salita e all'incrocio una strada che era di nuovo "Monteverde", era di nuovo Roma, casa.

Non ho mai saputo perchè ci fosse questo nulla su viale dei Quattro Venti ma, confesso, non mi sono mai regalata il tempo per informarmi; l'ho dimenticato.

Ma stamattina questi piazzale, stazione, pista ciclabile, più che un risanamento mi sono sembrati una specie di esorcismo sul nulla.

Qui verranno a giocare i bambini, verranno a chiacchierare i vecchietti, i ragazzi si siederanno sui bordi delle aiuole come stiamo facendo noi aspettando il sindaco.

La stazione, scopro, ha la scala mobile più profonda d'Europa: è l'unica stazione ferroviaria su due livelli, il binario più basso che va verso San Pietro, è a 70 metri di profondità. E' un posto magnifico per fare foto.

Hanno qualcosa di surreale... forse è l'orario, ma andato via Veltroni e tutto il seguito di fotografi, operatori, politici, operai, membri di comitati e semplici curiosi e ammiratori, la stazione è semideserta, forse è ancora troppo giovane per essere conosciuta e usata. Le foto sono bellissime ma... corre un brivido. Emilia mi ha confessato che un po' di soffocamento le è venuto anche l'altra volta che era venuta in tutta calma per un sopralluogo. Non mi stupisce.

D'altra parte siamo nel sottosuolo dei miei capitolini "barren".

Da non perdere, e non solo il treno.

angela :)


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