22.08.2008
for de porta
Il
tempio di Giove Anxur a Terracina
Per chi è assiduo lettore di Iloveroma (o chi, incuriosito, è andato a vedere nello storico degli articoli della sezione For de Porta), non è una novità il fatto che abbia scritto di Terracina. Bella cittadina balneare non troppo lontana da Roma, ma anche orgogliosa città di epoca romana i cui resti sono ancora ben conservati nella parte alta dell'insediamento.
Oggi vi voglio raccontare di una faticosa avventura in quel di tale luogo: la visita al tempio di Giove Anxur.
Si tratta di un parco archeologico (quest'estate mi sono dato all'archeologia...) posto sulla sommità del monte che domina Terracina (non per niente chiamato Monte Giove); un luogo in cui le bellezze del passato si accompagnano ad un panorama stupendo e ad un percorso complesso che prevede anche una buona forma fisica. Non proprio l'ideale di chi racconta, e capirete perché.
Al seguito: tutta la famiglia, cane compreso (perfettamente accettato, come in gran parte dei luoghi civili della nostra splendida Italia); l'orario: il meno indicato, ovvero le due del pomeriggio (e qui va sottolineato che il suddetto cane, Febo, col caldo diventa intollerante: la sua disperata ricerca di ombra e frescura gli fa cambiare il solito carattere docile in una testardaggine a soddisfare la sua esigenza tale da rendere faticoso riuscire a condurlo); lo stato di salute: non certo l'ideale, se si considera che una persona aveva il braccio al collo per postumi di una frattura e l'altra si era appena procurata una piccola distorsione ad una caviglia. Ma, come sempre, non sono state delle piccole sciocchezze come quelle a fermarci, e la visita è cominciata con entusiasmo. Abbastanza mitigato non appena abbiamo visto le prime rampe di scale; al contrario di Pastena, in cui il percorso era perfettamente levigato “ad uso turistico”, qui il fondo è brullo e sassoso, come ci si aspetta in un vero sito archeologico. E quindi tutt'altro che ideale per il nostro stato fisico e per le nostre calzature. Ma il fastidio viene immediatamente cancellato dai numerosi resti in opus incertum ben spiegati da cartelli apposti nei luoghi ideali. Magari manca qualche indicazione sul dove proseguire il cammino, ma con un po' di intuito e buona volontà si arriva facilmente dove si deve.
Il panorama è mozzafiato: l'occhio spazia da Gaeta al Circeo e se non fosse una giornata tanto calda ed afosa forse anche più in là; saremo ad almeno 3-400m di quota, per cui potete immaginare lo splendore. Ed anche il venticello fresco che mitiga la calura (anche se Febo non è d'accordo).
Ma tutto viene cancellato una volta raggiunto il corpo del tempio principale: restano pochi tratti ancora in piedi del frontespizio o del pronao, ma tutta quella che, una volta, era la parte sotterranea si è conservata perfettamente. Alcune stanze e, soprattutto, un lungo corridoio (circa 80m) con finestre, porte ed un porticato prospettico davvero magnifico. Solo questo vale tutto il (misero) biglietto (4€ + 1€ di parcheggio). Ma c'è ancora, poco distante, il piccolo tempio, con le cisterne, i resti di una chiesetta medievale, e le stanze dei sacerdoti; c'è il plastico di com'era, ai tempi d'oro, la zona con la ricostruzione dei templi, c'è persino, sulla via del ritorno, una simpatica biscia che ci attraversa la strada, ci guarda con fare indeciso, e poi se ne torna indietro come avendo cambiato idea sul dove andare a passare il pomeriggio.
Al ritorno, a parte la fatica (davvero enorme) ed un attimo di sconforto allorquando, dopo aver disceso con grande attenzione e dispendio di energie uno scalone del sentiero, ci eravamo trovati in una via chiusa (in quel momento ho capito cosa possano provare gli alpinisti in difficoltà e quanto la discesa sia più ardua della salita), il ricordo non può che andare alle incredibili bellezze che avevamo visto ed agli splendidi momenti vissuti.
Il tempio di Giove Anxur: l'ennesima meraviglia di uno splendido posto come Terracina.
Flavio