23.08.2007
for de porta
Minturno
– Termoli, ovvero la Tirreno-Adriatico in un giorno
L'anno scorso avevo visitato, per la prima volta, il Molise concentrandomi
sui suoi splendidi e tanto sottovalutati capoluoghi. Quest'anno ho osato di
più, creando un percorso da mare a mare, ovvero da Minturno (sul mar
Tirreno, nel golfo di Gaeta), fino a Termoli, la più rinomata località
marittima molisana, posta, ovviamente, sull'Adriatico.
Lo scopo, in realtà, era solo di visitare un luogo considerato tra i più bei
borghi antichi della zona e poter vedere il mare “dalla parte opposta”. Sono
abituato al Tirreno, che si trova ad ovest della terraferma, per cui avevo
la curiosità di godermi le ombre rovesciate dal fatto di avere l'acqua ad
est. Curiosità poco rilevante, direte voi, per sobbarcarsi sei ore di
macchina tra andata e ritorno. Ma le bellezze attraversate ci hanno
completamente ripagato della fatica.
Si comincia con una novità davvero triste: tutta la zona attorno a Venafro,
formata da splendidi colli rigogliosi di verde, è bruciata. Intere montagne
devastate dal fuoco e di cui ora restano solo carcasse di alberi arrostiti.
Ovviamente gli incendi sono partiti dalla strada, come sempre, segno di una
causa non accidentale che lascia pensare sulla follia dei piromani.
Per fortuna, i danni provocati da una stagione particolarmente densa di
attività di piromani, a parte l'area citata, non sono stati molto rilevanti.
In gran parte della regione si sono osservate, purtroppo, aree annerite da
incendi, ma mai in maniera tanto estesa. Evidentemente i servizi di
controllo hanno funzionato ed una delle regioni più verdi d'Italia può
ancora vantarsi del suo primato.
La strada fino a Campobasso non ha portato problemi di sorta, dato che mi
era già nota. Siamo passati vicino allo splendido Santuario dell'Addolorata
non lontano dal paese di Guasto (posto splendido in pura architettura gotica
e che invito tutti a visitare), abbiamo superato il capoluogo e ci siamo
tuffati verso il mare. Ci sarebbero state indicazioni che ci portavano verso
autostrade e strade più lineari, forse, ma volevamo seguire la statale 647
perché saremmo passati dal Lago del Liscione.
La fonte della nostra rotta, infatti, mostrava un tracciato che attraversava
il detto lago. Sì, avete capito bene, “attraversava”, non “costeggiava”. La
curiosità, ovviamente, ha fatto sì che decidessimo che quella sarebbe stata
la nostra rotta.
Effettivamente, ad una quindicina di chilometri dalla nostra meta ci si è
presentato l'invaso artificiale di cui avevamo detto: alla fine dello stesso
fa bella mostra di sé la diga che lo contiene e che permette lo sfruttamento
idroelettrico delle sue acque. Ma la cosa più interessante è che... la mappa
aveva ragione!
Tutto il lago (che piccolo davvero non è) lo si attraversa tramite un lunghissimo cavalcavia posto a qualche decina di metri al di sopra del livello delle acque. Dall'alto, pertanto, è possibile osservare le sue diramazioni, dovute all'allagamento artificiale della conca sottostante, nonché gli splendidi colli (costeggiati, ma non intaccati dalla strada) che lo contornano. Se anche non fosse stata granché la nostra meta finale vi assicuro che quello spettacolo valeva da solo la fatica del viaggio.
(nella foto aerea da google solo una parte del lago, circa 1/3- n.d.r.)
Ma, dopo poco tempo, finalmente, si raggiunge il mare...
Devo
premettere che gli automobilisti della zona corrono come matti: nonostante
il limite di 80 km/h la velocità media di chi ci sorpassava (ossia quasi
tutti e, di solito, io non sono uno che va, poi, tanto piano) era almeno di
110-120 km/h su una statale. Da quelle parti, evidentemente, avranno abolito
gli autovelox (beati loro...).
Dopo l'ingresso nella zona industriale della cittadina, finalmente, si
raggiunge il
centro storico,
leggermente sollevato rispetto al resto del paese. Si tratta di un classico
borgo marinaro sui contrafforti di un colle difeso da quella che, un tempo,
era una
rocca con tanto di castello.
Il suo interno, a cominciare dalle torrette d'osservazione rivolte verso il
mare, è stato studiato per resistere ad un'eventuale invasione (saracena, in
origine) da quel lato. I piccoli vicoli (l'omologo dei carruggi liguri), le
stradine tagliate ad angolo retto per rallentare l'eventuale avanzata nemica
ricordano altri meravigliosi borghi sparsi per l'Italia. In più si
aggiungano tantissime piante e fiori dentro e fuori le case, una pulizia
estrema (non si vede per terra nemmeno un pezzettino di carta) ed un
Duomo
davvero meraviglioso (anche se piccolino), restaurato alla fine del secolo
scorso, ed eccovi descritto il motivo principe per recarsi in quel luogo, a
meno, ovviamente, dei soliti ed un po' banali amanti solo della spiaggia. A
tal proposito un piccolo appunto: era la prima volta che osservavo con
spirito critico l'Adriatico e, sinceramente, per quanto non abbia esperienza
di tanti punti diversi di tale mare né, del resto, del Tirreno, voglio
esprimere la mia spassionata opinione. Si vede che il Tirreno è un mare più
profondo e, per quanto a Termoli l'Adriatico appaia bello e pulito,
Sperlonga e Gaeta sono un'altra cosa. Opinione opinabile, ma assolutamente
sincera.
Una volta terminata la visita al borghetto ci siamo rimessi in macchina ed
andati a pranzo nel capoluogo, la città dei monumenti anonimi (a Campobasso
ci sono numerosi busti, statue e fontane senza didascalia: o si sa chi sia
colui cui sono dedicate o peggio per sé). Siamo tornati ad un ristorantino
già visitato l'anno scorso e siamo stati persino riconosciuti. Dopo un pasto
ottimo e persino a poco prezzo abbiamo ripreso la macchina e siamo tornati a
casa stanchi ma felici di un viaggio davvero piacevolissimo attraverso una
regione poco conosciuta ma davvero splendida come il Molise.
Flavio