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                                                                                                    c'era una volta

...e c'è sempre il Circolo Tevere Remo

Correva l'anno di grazia 1872, l'Italia era Italia da poco più un anno, quando un gruppo di mattacchioni amanti dello sport e del fiume fondarono il circolo Tevere Remo. Erano ai limiti dello scandalo perchè la ginnastica, che loro in quanto canottieri praticavano, non era mai stata vista di buon occhio dal Vaticano, era considerata una specie di compiacimento per il corpo. E poi c'era anche il fatto che quelli della Tevere Remo, anche se nobili o altolocati, da veri sportivi, avevano voglia di imparare dai fiumaroli, da quelle gente del popolo che viveva sul fiume e delle attività del fiume. Avevano trovato un posto intorno al porto di Ripetta che di lì a poco sarebbe scomparso per la costruzione dei muraglioni, necessari muraglioni che però hanno separato Roma dal Tevere tanto che da quel momento, in un certo senso, la tutela del fiume è stata nelle mani dei canottieri, nuovi e moderni fiumaroli.

Da via di Ripetta, la Tevere Remo non si è mai spostata, il magnifico "chalet" è diventato di sua proprietà; ci sono altre sedi tra cui quella con piscina all'Acqua Acetosa dove il sindaco racconta di avere trovato piacere e refrigerio nello scorso agosto passato a Roma per gli allarmi di attentati, ci sono i galleggianti sul fiume, c'è la sede di Anzio dove le vele sostituiscono le canoe.

In questi 133 anni la "Tevere Remo" ha visto passare tante persone da diventare testimonianza, archivio, vetrina della storia di Roma e della storia del nostro paese.

Da qui nasce il libro, ricco di foto e di documenti, presentato alla sala della protomoteca, in una sala affollatissima che ha salutato Veltroni con hi hip hurrah, hi hip hurrah, hurrah, hurrah, hurrah.

Vengono piccoli piacevoli brividi: è un riconoscente tributo di gloria.

 

C'è una cosa che però mi risulta oscura. L'autore del libro ha raccontato che il circolo canottieri, forse proprio per non incappare nelle papaline avversità, aveva scelto una zona periferica, davanti ai prati di Castello che ancora non erano stati edificati, sulla riva dove c'era un macello e quindi allo sbocco di una fognatura che riversava nel fiume sangue e frattaglie.

...???...

Non ho mai sentito che al Porto di Ripetta ci fosse un macello e sono curiosissima di conoscere questa nuova storia. Chi mi illumina?

J

Bruno Delisi - Storie di remi, di vele e di passione  

 

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