martedì 08 marzo 2011
fuori porta
Tivoli era come due città.
Una è quella di Villa Adriana e Villa d’Este dove sono venuta spesso ma
sempre “portata”: portata in macchina, portata in pullman…
La mia Tivoli a piedi, quella che ho conquistato, va dalla stazione al
cimitero. Passa sul Ponte della Pace che meno male che c’è, dicono qui a
Tivoli, perché prima bisognava fare il giro dalla diga. Dal ponte l’Aniene
è un fiume con una sua bella dignità e un bel colore. E se non
fosse per qualche bottiglia di aranciata qua e là, alcuni scorci
sarebbero quelli degli antichi tiburtini.
La mia Tivoli, passato il ponte pedonale, si lascia alle spalle
l’ingresso rinascimentale dell’ospedale che di storico ha solo quello e
poi si sviluppa in un grande edificio sul lato delle collina verso il
fiume. La mia Tivoli prende la strada che porta a Castel Madama, scorre
in una sequenza di casette degli anni 60, di palazzine degli anni 70, di
marciapiedi senza barriere architettoniche del terzo millennio. E
finisce sul parcheggio davanti al cimitero che è anche capolinea degli
autobus del Cotral, finisce dove finisce Tivoli. E dove c’è il liceo
Spallanzani, sede di uno dei miei workshop di Banca della Memoria.
Una chicca: questo cimitero è spesso usato come location per il cinema,
qui è stata girata la scena di Bianco Rosso e Verdone quando la nonna
cerca un parente e lui scopre “a strage dell’Avasini”
Non ci vengo spessissimo a Tivoli, l’anno scorso venivo di pomeriggio e
andavo via verso le cinque del pomeriggio ma era poco prima di Natale e
prendevo il treno a quell’ora magica che è l’imbrunire. Una sera ho
visto sorgere la luna piena dietro il monte, era bellissima. E Roma giù
in pianura era un tappeto di luccichini.
A volte è capitato di aspettare un po’. E mi sono goduta la stazione.
C’è un bar dove prendevo qualcosa di caldo. Ma il piacere vero sono quei
tre binari senza sottopassaggi, che li puoi attraversare perché di treni
qui ne passano pochi: da Lunghezza il binario diventa uno solo e gli
orari sono concepiti in modo che i treni si possano incontrare solo
nelle stazioni.
Ha un’aria strana questa stazione di Tivoli, un’aria silenziosa.
Dalla parte verso Roma il treno sbuca da una vecchia galleria, di quelle
tonde con l’imboccatura in blocchi di pietra e la chiave di volta e un
binario solo soletto. Dall’altra parte si “sente” che va in posti
lontani poco famosi: Subiaco, L’Aquila, Teramo, Pescara… Chi ci va più a
Pescara in treno?
La stazione di Tivoli ha un’aria di frontiera, come se qui finisse il
possibile, il legame pendolare con Roma e cominciasse l’improbabile
misterioso e lontano.
Non mi ero mai accorta che la stazione di Lunghezza fosse praticamente
attaccata al castello. Forse l’anno scorso viaggiavo sempre vicino al
finestrino dalla parte sbagliata. Non mi ero accorta che da Prenestina a
Lunghezza il treno sia come una metropolitana, quasi sempre in galleria,
tante stazioni.
Quest’anno ci vengo di mattina.
Stamattina mi sono goduta il viaggio. Si parte e fino a Guidonia il treno cammina in pianura. Poi si arrampica e prima ancora di realizzare che stiamo salendo ci si ritrova a guardare Roma come dall’aereo. E non si fa in tempo a capire, guardare, godere che in treno entra in una galleria e sbuca alla stazione di Tivoli.
Stamattina sono arrivata troppo presto. Avrei potuto andare subito a
scuola, sedermi e scrivere aspettando che passasse la mia ora e mezza di
anticipo. Mi ero lasciata alle spalle l’ingresso rinascimentale
dell’ospedale ma fatti pochi passi sono tornata indietro: ho voluto
ricucire le mie due Tivoli. Non sembrava difficile: Tivoli dei vicoli e
di Villa d’Este non può che essere di qua dal ponte e dal fiume. Finito
in Corso mi è apparso il Castello e dove c’è castello c’è borgo. E c’era
anche un cartello Municipio – Villa d’Este.
L’ultima volta era estate, con la navetta dei giornalisti che ci aveva
lasciato in una piazza moderna, con una fontana a pelo di strada che mi
ricordava quelle veneziane di Carlo Scarpa. E avevamo girato l’angolo.
Eccola Villa d’Este, adesso sì mia, conquistata per sempre, per sempre
rintracciabile. Non avevo mai visto che l’ingresso anonimo è accanto al
bel portale della chiesa con bel campanile che si vede dal treno mentre
vola su Roma laggiù.
Sono sicura che per vicoli e scalinate, sarei tornata al rinascimentale
ingresso dell’ospedale per lasciarmelo alle spalle e andare verso il
cinematografico cimitero. Ma nessuno me lo ha saputo indicare e non
potevo far tardi. Così ho rifatto il corso e poi via Empolitana e poi il
parcheggio…
E da oggi Tivoli è una.
angela :)