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mercoledì 06 novembre 2013

           

                                                                                             la città del cinema

Todo modo -  Elio Petri

 

I massimi dirigenti del partito politico di ispirazione cristiana, come ogni anno si ritrovano in un luogo segreto per il solito ritiro ma stavolta, a fronte della dilagante corruzione, si tratta di rinnovare i vertici. Personaggio principale "il presidente", accompagnato segretamente dalla moglie ( le donne non sono ammesse) alla quale è legato da un rapporto mistico sensuale ossessivo. A tallonarlo un deputato che grida al rinnovamento perché non è giusto che siano sempre gli stessi a "mangiare" e a volere fortemente il rinnovamento il prelato che maschera bene la stessa brama di potere che divora tutti gli altri. Uno ad uno saranno tutti assassinati, per ultimo il presidente. Intanto fuori, a Roma, infuria un'epidemia che miete vitti e senza che il governo prenda provvedimenti, impegnato com'è negli esercizi spirituali. Chiave del titolo una frase dì s. Ignazio di lo isola Todo modo… para hallar la voluntad divina” che maschera l'anagramma di tutte le aziende statali di cui i membri del partito sono presidenti o amministratori delegati.

Il film è liberamente ispirato all'omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, ed è l'ultimo del connubio cinematografico, ma anche politico e ideologico, di Elio Petri e Gian Maria Volontè, un connubio che aveva tanto contribuito alla fortuna del cinema politico italiano.

Il personaggio del presidente è più che ispirato, direi apertamente calcato su Aldo Moro che all'epoca era presidente del consiglio da due anni e lavorava al compromesso storico con PCI. Tanto calcato che il trucco, la fisicità, il modo di muoversi, il ruolo ricoperto, lo studio fatto sulle inflessioni della voce, hanno fatto di Volontà quasi un sosia. Era tanto imbarazzante che Petri eliminò, di comune accordi con Volontè, le riprese dei primi due giorni perchè non si trattava di interpretare Aldo Moro (il film non sarebbe mai uscito) ma darne una maschera.

Di sapore espressionista, il film, nonostante fosse una forte denuncia della corruzione e il malcostume della classe politica democristiana, proprio per l'abile tono grottesco, non incorse in nessuna censura e uscì nelle sale. Fu accolto con freddezza, giudicato lento, ovviamente molto criticato in ambiente democristiano e snobbato dai comunisti all'epoca impegnati a costruire il compromesso storico. Petri affermò che "in pubblico i comunisti lo criticavano ma in privato gli confidavano che piaceva". Probabilmente fu questo insuccesso a segnare la fine del cinema politico italiano e del sodalizio artistico Petri-Volontè.

La Warner Communicartion, con cui era stato fatto un accordo per la distribuzione, non lo fece uscire negli Stati Uniti nonostante Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto avesse avuto successo e avesse vinto un Oscar.

Quando due anni dopo Aldo Moro venne rapito e assassinato, il film diventò "invisibile" per molti anni: la pellicola fi ritirata dalle sale, sequestrata, le copie bruciate e una ritrovata anni dopo negli archivi di Cinecittà.

Interessante la vicenda della colonna sonora. Il produttore l'aveva affidata a Charlie Mingus che, invitato a Roma con la sua band, aveva scritto le musiche in un paio di giorni sulla base di indicazioni generiche perchè Petri non condivideva la scelta rispetto al compositore e non volle fargli vedere nemmeno un fotogramma del film. Il produttore a questo punto portò Mingus sul set che riuscì a registrare alcune improvvisazioni che avrebbero dovuto completare la colonna sonora. Ma quando Renzo Arbore, all'epoca compagno do Mariangela Melato, ascoltò le musiche, disse che la partitura era una "patacca", di musiche scartate dallo stesso Mingus da precedenti lavori e opportunamente riciclato, Petri decise di affidare la composizione della colonna sonora a Ennio Morricone.

L'ho rivisto a distanza di tantissimi anni con gusti e orientamenti cambiati, anzi, diciamo meglio, finalmente rivelati.

Premessa: quando si è neofiti del cinema visto come arte alta e se lo si è stati in quegli anni, si guardano e si apprezzano e/o ci si convince che sia così, solo i film impegnati. Questo per dire che il cinema impegnato non è più in cima alle mie personali preferenze.

Eppure, nonostante il film sia molto molto parlato, tanto concettuale quanto simbolico e grottesco, mi è apparso estremamente intelligente e la domanda è sorta spontanea: perchè non facciamo più film così importanti?

Roma non si vede mai ma è inequivocabilmente presente.
L'albergo Zafer dove i politici si incontrano, è stato ricostruito all'interno della pineta di Castel Porziano; l'ingresso è quello della tenuta presidenziale su Via Pratica di Mare.

fiore di cactus :)
 


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