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19.06.2009 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                        for de porta

Tolfa

 

Lo ammetto e spero che nessun abitante locale ne resti offeso: mai e poi mai avrei pensato di andare a visitare un luogo simile. Non so perché, ma Tolfa mi sembrava un paese senza attrattive e senza interesse, un po' come pensavo fossero Fondi o Veroli. Ed invece, esattamente come Fondi o Veroli (anzi, quasi come Fondi o Veroli, visto che i due luoghi citati sono tra i miei preferiti in assoluto), è un luogo che mi ha sorpreso immensamente ed in maniera positiva.

Incastonata tra gli omonimi monti e dalla curiosa forma a semicerchio, Tolfa è un paese di 5000 abitanti addossato tra verdi colline poste tra il lago di Bracciano ed il mare. Famosa per l'agricoltura e le miniere di allume, in realtà, racchiude in sé vestigia antiche inaspettate quanto interessanti.

Il suo centro si apre attorno a Via Annibal Caro, dove è presente un tabernacolo del 1600 di stile berniniano lasciato là, da un lato della via, come se apparentemente non fosse un oggetto importante.

Da qui si possono scegliere le quattro vie principali da seguire: quella verso il lago, quella verso Civitavecchia (ah, che meraviglia i paesaggi, le salite, le discese, le curve che sembrano fatte apposta per essere percorse da chi è esperto di auto o bici), quella verso il convento dei Cappuccini e quella verso la Rocca Frangipane.

Ed è quest'ultima, soprattutto, che mi ha colpito. Si sale e si passa accanto al Palazzo dell'Orologio, che mantiene ancora nella torre le antiche campane, poi si arriva alle originali mura di difesa della città, ancora ben conservate e di fronte alle quali si staglia la chiesa di S.Egidio. E' antica, probabilmente del XV secolo, ma è stata profondamente rimodernata in epoca fascista, e lo si vede nettamente nella forma e nei fregi dell'esterno. L'interno, invece, mantiene ancora parte delle testimonianze originali, come  nella struttura architettonica e nelle varie nicchie ed è, in ogni caso, meta imprescindibile per chi si rechi nella parte antica del paese.

Da lì, infatti, si comincia a salire (si sale sempre a Tolfa...) tra vicoletti e stradine che hanno il tipico sapore antico dei borghi italiani. Anche la gente è rimasta quella di una volta e, se per caso un cane locale sbarra il passaggio al nostro caro Febo (che da grande attaccabrighe quale egli è, anche se non sembra, non si fa problemi ad alzare il pelo e prepararsi ad una delle sue sonore rappresentazioni), la padrona se lo porta tranquillamente nel proprio garage permettendo al “forestiero” di passare indisturbato (ed un po' indispettito).

Poco più avanti parte la via per la Rocca Frangipane e per il Santuario della Madonna della Rocca che gli è accanto e si ha l'occasione di scambiare quattro chiacchiere con un'altra famiglia locale (sempre a causa del loro cane che, vedendo il nostro, rimarca sonoramente chi abbia privilegi su quel territorio): una forma di cordialità e gentilezza che è sempre più difficile apprezzare in città.

La via per la Rocca è dura, sembra una creuza ligure e sale, sale, sale. Ad un certo punto sono state installate delle panchine perché, oggettivamente, anche chi è in piena forma può sentire il bisogno di un attimo di ristoro. Ma, d'altro canto, il paesaggio che si gode è davvero magnifico. Tolfa si mostra sul suo colle, che è diverso e molto più basso di quello su cui stiamo camminando, ed intorno i profili delle rupi e delle valli formano un anfiteatro naturale di rara bellezza. Ci fosse stato un fiume, o un laghetto, a tagliarne il profilo sarebbe stato uno scenario perfetto.

Poi, guardando in alto, si stagliano i due edifici, ancora lontani, purtroppo. Ancora un paio di “tornanti” tutti in scale e petrosa strada in salita, e si raggiunge il sagrato del Santuario. Piccolo, raccolto e dominato da una pala lignea attribuita ai Carracci. Ma la vera magnificenza è poco più in alto, sulla destra: la Rocca.

Voluta dalla famiglia Frangipane, dominatrice della zona dalla fine del XIV secolo, ha subito lunghe e complesse vicissitudini, passando da castello, a torre di avvistamento, a poligono di tiro, persino a cimitero nel XIX secolo. Ora è profondamente diroccata ma mantiene pienamente il suo fascino e non solo perché, nonostante il cancello che è stato installato nel secolo scorso per “proteggerla”, ciò che maggiormente trattiene il grande pubblico dal visitarla (ammesso che siano riusciti a raggiungerla), è proprio la difficoltà di inerpicarsi per gli ultimi 30 metri di salita, dovendo sfruttare le rocce tufacee senza appoggi e senza scalinate, arrampicandosi come piccoli esploratori dilettanti verso un tesoro sconosciuto. Poi, dentro, la vista magnifica che si gode, nonché i resti di quella che doveva essere una piccola, ma davvero graziosa torre, fanno il resto e lasciano senza parole. E' in piena sintonia con l'intero paese, che non sembra promettere niente di sconvolgente a chi non vi si avventuri con spirito leggero e senza troppe esigenze, ma che riempie costoro di bei luoghi e sublimi sensazioni. Non è un paese per tutti, ma per chi sappia apprezzare ciò che, sempre di più, si tende ad ignorare: i dettagli, i piccoli frammenti di quella che era la vita di decine e centinaia di anni fa, l'atmosfera di pace e tranquillità. Un luogo davvero ottimo per disintossicarsi dalla città.

 

Flavio

 


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