domenica 14 agosto 2011
percorsi
L’ho sempre pensata come una conquista e deve essere stata proprio questa l’intenzione di chi l’ha collocata qui: 122 gradini. A gruppi di sedici le prime due rampe, a gruppi di otto tutte le altre, per poter tirare il fiato.
Ogni volta penso che non ce la farò mai ad arrivarci, ieri sera, per esempio, avendo avuto un pranzo impegnativo, mi sono detta che forse era il caso di rimandare.
Poi
invece, tutte le volte, si prende la salita e si arriva. E stasera non
ho nemmeno troppo fiatone. E questo mi mette allegria perchè questa
scalinata la facevo senza fiatone quando mi allenavo prima di partire
per l'attraversamento a piedi dell'Aspromonte.
"Da qui, messere, si domina la valle", come recitava una vecchia canzone
del Banco del Mutuo soccorso. Del colle capitolino questo è il punto più
alto, almeno tra quelli che si possono raggiungere senza pagare
biglietto. Ci sarebbero infatti le terrazze del Vittoriano, quelle che
si raggiungono con l’ascensore blu trasparente che tante critiche ha
sollevato ma costa 7 euro, meritati.
Qui all'Aracoeli c’è uno dei miei passaggi segreti: percorrendo la navata destra si arriva ad una entrata-uscita laterale che porta…. al Campidoglio, sul retro dei musei capitolini, all’altezza della colonna con la Lupa. Ma attenzione, il giochetto funziona solo se basilica è aperta e gli orari sono:
da
maggio a settembre: 9.00-12.30 e 15.00-18.30
da ottobre ad aprile: 9.00-12.30 e14.30-17.30
C’è anche il segnale wireless della provincia ma è molto basso.
C’è un vento meraviglioso e, a dispetto del traffico laggiù, un grande
senso di pace.
È
un buon punto di osservazione per il test “conosci Roma”: di fronte,
praticamente alla stessa altezza, c’è una parte del crinale di
Monteverde nuovo con quel palazzo bianco, a cubo, con tante antenne in
cima che è in realtà il grande serbatoio dell'ACEA (torre
piezometrica 85 metri slm) in piazza Rosolino Pilo, costruito agli inizi
degli anni '60.
Vale la pena di fare un ripasso di storia.
La basilica è qui non dai tempi dei tempi come il palazzo del Campidoglio, ma quasi.
Secondo la leggenda, sorge sul luogo dove Augusto Imperatore ebbe la visione di una bella e giovane donna con un bambino in braccio e le sentì dire "Questa è l'ara del figlio di Dio", da cui il nome Ara Coeli. Ma si sa, il cristianesimo ha masticato tutto e su tutto ha messo, per così dire, il cappello.
Le conoscenze archeologiche, peraltro scarse, ci dicono invece che la chiesa è sorta sul luogo dell'antichissimo Auguraculum, piattaforma panoramica da cui i sacerdoti romani traevano, mediante l'osservazione del volo degli uccelli, gli auspici relativi alle vicende di Roma.
Sempre secondo la tradizione, un primo luogo di culto vi fu eretto da S. Elena, madre dell'imperatore Costantino, ma i primi dati certi parlano di un monastero benedettino insediatosi sul luogo nel VI secolo: le funzioni si svolgevano secondo il rito greco e nel frattempo attorno alla chiesa si sviluppò un monastero e sulle pendici nasceva un piccolo quartiere. I resti di queste costruzioni (la chiesetta di San Biagio del Mercato e la sottostante "Insula Romana") tornarono alla luce negli anni trenta.
Innocenzo IV concesse nel 1250 la proprietà della chiesa e del monastero ai Francescani che la ristrutturarono conferendole l'attuale aspetto. I "sacri testi" di storia dell'architettura lo definiscono romano-gotico; a me sembra unico nel suo genere, anomalo per certi versi e per altri versi, con quelle linee spezzate così strane per l'epoca, anticipatore di una tendenza barocca a giocare con lo spazio, tendenza evidentemente tutta romana.
La
chiesa era ed è famosa anche per il "Santo Bambino", una scultura in
legno del bambino Gesù intagliata nel XV secolo con il legno d'olivo
proveniente dal Giardino dei Getsemani e ricoperta di preziosissimi
ex-voto. Secondo la credenza popolare era dotata di poteri miracolosi ed
i fedeli vi si recavano per chiedere la grazia da un male o da una
disgrazia. La statua è stata rubata nel febbraio del 1994 e mai più
ritrovata. Oggi al suo posto è presente una copia, alla quale non
mancano nuovi ex voto.
Secondo
una leggenda, per vincere al Lotto, è necessario salire in ginocchio la
scalinata d'accesso alla basilica invocando i Re Magi e recitando il De
profundis per le anime del Purgatorio. Mia madre, quell'unica volta che
siamo venute a Roma in vacanza, in preda a furore mistico, avrebbe
voluto fare l'impresa ma per fortuna fu dissuasa da mia zia: era agosto,
faceva un caldo disumano, forse sarei rimasta orfana a sedici anni.
E adesso un po' di storia per immagini.
Nel
1573 Antonio Tempesta così disegna l'Ara Coeli e il colle capitolino:
c'è già la cordonata che ha ricalcato uno dei tre sentieri di accesso al
colle (gli altri due sono quello verso San Teodoro e quello che dal
carcere Mamertino portava ai Fori, entrambi esistenti) C'è il Marco
Aurelio ma al palazzo ancora Michelangelo non ha messo mano.
Piranesi
a metà del '700 così la disegna. Non mi stancherò mai di citare un
qualcuno di cui non ricordo più il nome che parlava delle nuvole
corrucciate di Piranesi, del movimento, del doloroso disordine e del
tratto che ci fa "vedere" il colore anche se le incisioni sono
rigorosamente bianco e nero.
E
così si presentava l'Aracoeli alla fine dell'800, prima che venisse
costruito il Vittoriano con le demolizioni che lo hanno preceduto.
L'area è irriconoscibile e se non ci fosse la chiesa lassù in cima,
potrebbe essere qualunque posto. L'insula romana, quel mucchietto di
archeologia incastrato fra la scalinata e il Vittoriano, è stata trovata
demolendo quel palazzo d'angolo accanto alla chiesa di San Biagio del
Mercatello. Siamo nella scomparsa Via Giulio Romano, la via
dell'Anagrafe oggi via Petroselli è di là da venire.
La foto proviene dall'album di "Roma ieri, Roma oggi" di Alvaro De Alveis.
E questo è tutto. A presto ritrovarci per un altro tramonto romano
angela :)