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mercoledì 10 aprile 2013

           

                                                                                             la città del cinema

Trilussa

Siamo nel 1937, in pieno fascismo,  il poeta romano ha passato i sessanta e l sua vita scorre fra debiti e belle donne. Per sanare il debito col suo padrone di casa fa una scommessa: trasformare una cameriera col solo pregio di essere giovane in una diva e si impegna a insegnarle in soli  tre mesi tutto quello che le serve. Si chiama Ghiselda e per sua fortuna Trilussa aveva visto bene: la ragazza ha talento vero; diventerà una diva del muto col nome di Leda Gys.  E questa è la storia vera della madre di Guido Lombardo, figlio di Goffredo e nipote di Gustavo, fondatore della Titanus che nel 2004 ha compiuto cento anni e che, guarda caso, ha prodotto la fiction.

 

L'educazione artistica di Ghiselda si mescola a fatti dei tempi: il ragazzo che a lei piaceva prima di infatuarsi del maestro, è ebreo, perseguitato. Trilussa, dal canto suo, pur non essendo mai stato politicamente schierato, in questa storia prende posizione contro il regime, a modo suo, scrivendo versi. E nel frattempo consuma l'ultimo amore consapevole che non sarà mai realizzabile.

A casa lo aspetta Rosa, governante amica innamorata da quarantanni e rassegnata ad un amore platonico.

 

Michele Placido non gli si può dire che non è bravo ma c'è qualcosa di rigido nel suo romanesco.

E' che per Trilussa ci si aspetta, giustamente, una lingua scivolata con quella disillusione che solo i romani sanno dare al proprio accento. Ci si aspetta Nino Manfredi, Gigi Proietti...

I giovani sono tutti accettabili. Patetiche macchiette il Duce e D'Annunzio.

 

Belle le musiche ma non è una sorpresa: autore Stelvio Cipriani.

Il grande merito (che è stato anche un grande impegno) sono le location: la fiction è stata tutta girata a Roma, fra Piazza Campitelli e Trastevere con puntate al Campidoglio, al Teatro dell'opera... all'Isola Tiberina dove si collocano sempre cinematografiche balere e balli diurni o notturni a seconda dell'impegno che il produttore vuole mettere in luci e direttore della fotografia.

Qui è una balera diurna.

Una nota tutta personale: l'angolo della casa di Trilussa, con quella chiesa chiusa da cancellata, vicolo a destra, palazzo da cui esce la ragazza per entrare nel palazzo dove abita il poeta... quello strano atipico terrazzo ricavato in un angolo della facciata...  Ci ho pensato per giorni con la fastidiosa sensazione di non riuscire a capire dove stava e vederlo spesso, come una foto offuscata, come un sogno che non riesci a ricordare. Poi eccolo, per caso ma forse nemmeno tanto: è bastato girare un angolo a via dei falegnami, all'inizio del Ghetto a Via Arenula, vedere di profilo la cancellata della chiesa: PIAZZA COSTAGUTI, ecco l'angolo di Roma tanto familiare.

L'inganno non era stato tanto nell'aspetto intonaco fresco: il centro di Roma è fresco da anni. L'inganno era nel terrazzo: quell'angolo rientrante del palazzo del poeta a sinistra guardando la chiesa, non è come nel film: il terrazzo è un balcone frutto di superfetazione ma nel film, per nascondere il brutto effetto che avrebbe fatto inquadrando dal basso le staffe di sostegno, è stato costruito sotto un finto dente di palazzo che ha nascosto la porzione di palazzo vero. Abile operazione di scenografia.

 

E sulla fotografia... sì, bella ma come in tutte le fiction "piatta", realistica, senza le sporcature dedicate a screpolature di intonaci che in effetti non ci sono. Roma è quella dei nostri anni, vicoli puliti e restaurati di fresco. Bene, per carità. Ma... bho... ai tempi di Trilussa dubito che fosse tutto di un colore così pastelloso caldo e rassicurante.

 

Michele Placido ha dichiarato: ‘Ho accettato di misurarmi con questo grande artista perché amo la poesia, e perché Trilussa era un autentico anticonformista a differenza di altri come D’Annunzio o Pirandello ad esempio che avevano addirittura la tessera fascista. Lui era al di sopra della politica. Non non è mai stato fascista né antifascista. Nelle sue poesie parla della decadenza della politica, argomento attualissimo. Viveva alla giornata, aveva l’incubo di pagare l’affitto, era sempre pieno di debiti e però, pur non vivendo nel lusso, si godeva la vita tra donne, abiti eleganti e teatro. Quando il Presidente della Repubblica Einaudi lo nominò senatore a vita nel 1950, non a caso commentò ‘m’hanno nominato senatore a morté, morì pochi giorni dopo‘.
 

Il regista è lo stesso, fra gli altri, Don Matteo, Miacarabefana.it e Sarò sempre tuo padre.

Ognuno tragga le sue conclusioni.

 

In tutto questo voglio segnalare una cosa curiosa: per un errore ho visto sul sito Rai per prima la seconda puntata. E non ho avuto la sensazione mancasse qualcosa, niente che mi rimanesse oscuro. Autonomia del pezzo in se o tale allungamento di brodo che non erano necessarie tre ore e passa? Mistero.

 

fiore di cactus :)

 

 


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