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                                                                                                       Roma sparita

Il Tritone di piazza Barberini

Quell'anno non avevo partecipato alla gita scolastica. La politica e il collettivo studentesco mi sembravano più importanti; e poi il mio amore, regolarmente più grande, studiava a Milano.

Preferii raggiungerlo approfittando dell'assenza di quasi tutta la classe. Era la primavera del 1975, era la mia prima volta a Milano, avevo partecipato all'occupazione della Statale, alla gioia per la liberazione di Saigon, per la rivoluzione dei garofani a Lisbona ma anche ai lutti per due studenti morti negli scontri di piazza.

Al ritorno a scuola (ma era veramente possibile tornare del tutto a scuola dopo quelle giornate, quelle vaschette di insalata di riso alla rosticceria, quelle serate di canzoni, mammamia come eravamo piccoli eppure grandi, e come sono grandi le avventure di chi non ha ancora vent'anni!)... al ritorno a scuola, scoprii che l'insegnate di italiano (somigliava tanto alla vicesindaco Garavaglia e come lei era una grande donna, autorevole e molto affettuosa) mi aveva portato un regalo. Sono abbastanza certa che fosse preoccupata per tutta questa mia "politica da estremista". Lei era altrettanto impegnata ma con le donne dell'UDI che non so se esista ancora. Capiva, quindi la passione e l'impegno, ma aveva paura che io mi perdessi. mi aveva portato un regalo, immagino, come se fosse un filo sottile a tenermi lì vicino, al riparo dagli eccessi.

Era una stampa del Tritone, una copia numerata da un acquerello. La prof sapeva bene, dai lavori che allora si chiamavano "interdisciplinari" che amavo la storia e la storia dell'arte in una maniera poco "ortodossa" rispetto ai dettami del "materialismo storico", che mi perdevo nei profumi di vecchio, che amavo i film in costume. La stampa aveva colori tenui; la statua era imponete, sensuale, sullo sfondo di piccole case di paese, come in certe piccole piazze smozzicate dal tempo.

Quando un po' di anni dopo, quando mi ero già trasferita a Roma, passai per la prima volta da piazza Barberini, realizzai che il tritone era diventato "piccolino" al confronto con i palazzi di fine 800 e ancora di più con l'hotel Bernini. Non che mi aspettassi che Roma a ridosso di via Veneto potesse essere ancora "paese", ma...

Arrivare a Roma e lavorare in un studio di architettura, guarda caso proprio a via Veneto, ha fatto sì che io incontrassi "Roma sparita", che io scoprissi, mescolando curiosità e necessità di lavoro, i cambiamenti della città.

Nelle pause di lavoro spulciavo i vecchi libri e le vecchie riviste di questo storico studio dove avevo avuto la fortuna di capitare: i libri raccontavano, per esempio di via Veneto prima che fosse via Veneto. E poi, fuori dal lavoro, c'erano i libri meno importanti, quasi per turisti, che raccontavano di Roma com'era negli acquerelli dei paesaggisti ottocenteschi: i libri della Newton Compton, la cartoline tratte dal ciclo di Roma sparita di Ettore Reosler Franz che i pittori di strada imitavano nei quadretti venduti a piazza Navona.

Scoprivo così, per esempio, che via S. Nicola da Tolentino, dove passavo quasi ogni giorno, quella strada con i palazzi importanti e austeri degli anni 50, si e no cento anni prima era una stradella di campagna in discesa, sterrata chè quando pioveva i solchi dei carri si riempivano di fango e in fondo, laggiù, chè non si vedeva, c'era il Tritone.

 

 

J

 

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