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10.07.2009 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                             c'era una volta...

... una bambina magrolina, piuttosto bruttina che la bella zia paterna definiva "un tipo", tanto per farle un complimento senza dover mentire spudoratamente.
La bambina aveva la fortuna di essere nata e cresciuta in un posto da favola, dove tutti i bambini dovrebbero nascere e crescere.
L'aria pulita dell'Agro Romano, i colori, gli odori, i sapori e i suoni della natura che la circondavano e che hanno fatto da sound track alla sua infanzia, alla sua adolescenza e ai suoi primi innamoramenti le sono rimasti addosso.
Li sente parte di sé anche adesso che bambina non č pił da tanto tempo.

"Giochiamo a mamma e figlia?", chissą perchč i papą non erano presi in considerazione... neanche allora.
Ed infatti i maschietti del gruppo erano delegati a ruoli molto marginali "Vabbč, se vuoi fare il padre vamme a piją un po' de foje che devo fa' la minestra di terra poi mettite llą seduto e dai un'occhiata ai pupi" insomma la regia dei giochi era peculiaritą esclusiva delle femmine.
Non a tutti questo stava bene ma dovevano abbozzare. D'altra parte l'educazione va inculcata da piccoli.
Raramente erano i maschi a decidere cosa fare ed allora ci si avventurava nei posti "proibiti".
Uno dei preferiti perchč considerato pericolosissimo dalle mamme era l'ansa dell'Aniene che scorreva allegro sotto le nostre finestre.
L'Aniene era infido e mutevole, a giorni placido e pigro, altri accigliato e nervoso.
Era sempre una sorpresa per noi bambini arrivare a fiume; i nostri batticuori originati dalla consapevolezza della disubbidienza ci stordivano le orecchie peggio che le grida delle cicale; muti ed emozionati arrivavamo sul pericoloso argine limaccioso dove i pił temerari (solo maschi) si toglievano le scarpe e si bagnavano i piedi.
Inevitabilmente il richiamo urlato di qualche mamma ci faceva trasalire e percorrere la strada del ritorno in pochi minuti per arrivare col fiatone ma con l'aria pił innocente dei putti rinascimentali sul "piazzale", cuore della vita sociale della piccola comunitą.

Invidiavo i miei compagni quando le loro mamme andavano a lavare i panni al "fontanile".
Ognuna si portava dietro i propri pargoli ed io e mia sorella Antonella ci accodavamo.
Mi vergognavo che mia madre non fosse lģ, che avesse in casa la lavatrice, che fosse diversa dalle altre donne.
Giocavamo a schizzarci con l'acqua gelida e a camminare sul bordo del fontanile col pericolo costante di finire dentro.
Antonella non approvava mai i miei giochi, minacciava sempre di riferire tutto a nonna Marcella, aveva paura di tutto.

Poi inevitabilmente arrivava "il tempo delle mele". I giochi nell'erba diventavano pił maliziosi, i maschi pretendevano bacetti e toccatine di tette inesistenti.
Sugli alberi dovevano arrampicarsi prima le femmine totalmente consapevoli di mostrare le mutandine a fiorellini rosa.
I maschietti ridevano di nascosto colla faccia all'insł, convinti di aver rubato qualche briciola di intimitą.

Il primo bacio proprio dietro ai gallinai, tra l'odore inebriante del fieno appena tagliato e il sottofondo di grugniti dei maiali.
Chissą se lui lo ricorda? Non ha comunque nessuna importanza... quegli odori e quei colori sono io.

Cristina
 


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