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28.10.2007 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                          soggettive

UNA SERA AI FORI ROMANI…

Passeggio intorno al Colosseo fino ad arrivare all’inizio della Via Sacra. L’ingresso per i Fori è chiuso ma, per la prima volta, noto che sulla sinistra si apre il proseguimento in salita della Via Sacra. Mi inoltro pensando che di li a pochi passi troverò un altro cancello con sopra appeso un cartello indicante gli orari di apertura e chiusura del sito archeologico del Palatino.
A quell’ora, senza il via vai dei turisti, il vociare delle scolaresche o degli ambulanti che ti seguono, si riesce a percepire un silenzio che in realtà non è tale perchè custodisce e protegge secoli di storia e di vite che proprio di qui sono passate con le loro mille avventure, che forse non sono molto diverse dalle nostre.
Il silenzio di questo luogo è il silenzio di colui che ti sorveglia e ti osserva affinché nulla e nessuno ne turbi la sacralità e la magia. Si ha quasi paura di toccare le mura e le pietre; le sfioro appena con le dita mentre cammino lentamente. Qui si scava ancora, ci sono cantieri aperti e alcune mura sono puntellate, intravedo, attraverso le ringhiere che mi separano dagli scavi, i numerosissimi cartellini attaccati con cura su ogni singola pietra, come a volerne dare a ciascuna un nome. Prendersi cura di questo luogo è una responsabilità per tutti, un’esigenza scritta nel cuore di chi ama veramente Roma e la sua storia.
Tra queste rovine mi sento anch’ io un antico romano orgoglioso e geloso della propria città, forse un po’ esaltato come Nerone, poetico come Tibullo o un pò filosofo come Marco Aurelio. Sento di discendere e appartenere alla loro storia, come se il tempo che mi separa da loro non contasse per nulla.
Una coppietta di giovani fidanzati si sta dirigendo, come me, lungo questa via, che scoprirò essere la strada che sale alla parte del Palatino non inclusa nell’area archeologica. Ma i due si fermano vicino ad un lampione posto in prossimità di un muro facente parte delle fondazioni dell’arcaico tempio di Giove Statore. La leggenda ne attribuisce la prima fondazione a Romolo il quale avrebbe fatto voto, durante la guerra contro i Sabini, di erigere un tempio a Giove se il dio avesse fermato l’impeto del nemico.
Non si accorgono di me e li osservo.
Si arrampicano sul lampione per scavalcare il muro, la ragazza si ferma sulla cima, ha paura di cadere, ma in poco tempo riesce a scavalcare anche lei grazie alla mano del fidanzato che spunta dal buio. I due spariscono.
Proseguo nella mia camminata e percorro la via, silenziosissima e alberata da entrambi i lati. Dalle indicazioni capisco che qui si trovano le Chiese di San Sebastiano e di San Bonaventura. Mi colpiscono le aperture che si trovano ai lati della via. Salendo, alla mia destra vedo in lontananza spiccare il campanile del Campidoglio e il retro dell’altare della Patria. Più vicino invece si possono intravedere i resti, ancora imponenti, delle mura dei palazzi imperiali avvolti da alberi e cespugli che nel buio della notte non consentono di ammirarne la grandezza. Da qui, le macchine e gli autobus lungo Via dei Fori Imperiali sembrano cosi lontani, come se fossi tornato in indietro nel tempo e avessi avuto il privilegio di vedere per un attimo il futuro.
A sinistra, oltre ai resti di un antico monastero benedettino, noto una bellissima pala figurante il martirio di San Sebastiano. Si scaglia sola contro il cielo stellato. Cerco di distinguerne i colori, le frecce che trafiggono il corpo del Santo, ma riesco a vederne solo il volto alzato verso il cielo. Cammino ancora. La via ora piega alla mia sinistra e termina con la chiesa di San Bonaventura preceduta da una serie di bassorilievi raffiguranti le stazioni della Via Crucis. Da una piccola fessura mi godo il panorama che non ha nulla da invidiare al Gianicolo o al Pincio. Qui tutto sembra ancora intatto nonostante si tratti soltanto di rovine. C’è il Colosseo con sopra la luna che sembra essere il prezioso lampadario di un antico salotto, vedo estendersi il terrazzamento facente parte della Vigna Barberini e se aguzzo meglio lo sguardo c’è qualcuno laggiù che cammina sul bordo di una ringhiera. Non sarà mica il fantasma di qualche antico romano…? No…, sono i due fidanzatini che camminano mano nella mano, sembrano entrare nel Colosseo. La loro ombra è incredibilmente perfetta. E’ un immagine unica, vorrei fermarla in qualche modo, farne una cartolina da spedire ad una persona amata, ma posso solo restare in silenzio ad ammirare la magia della nostra città. A volte le notti emozionanti non sono solo quelle passate in discoteca…

Alessandro Manuli

 


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