25.07.2008
c'era una volta
L'ordine del prefetto: "Giù il velodromo"
Tre squilli di tromba, lunghi, laceranti e stonati. Sono le 17,50 quando la
folla si accalca finalmente ai nastri bianchi e rossi, pregustando lo
spettacolo e protendendo telefonini con videocamera. Poi un'unica,
devastante esplosione: cinquecento cariche di tritolo per un totale di 120
chili d'esplosivo che deflagrano tutte assieme. Una gigantesca nuvola di
fumo, pulviscolo, polvere e calcinacci si alza su via dell'Oceano Pacifico
presidiata da un esercito di vigili urbani, pompieri, carabinieri e militari
del genio con la divisa mimetica e gli occhiali a specchio che sembrano
marines di "enduring freedom".
Tutti gli allarmi del quartiere, gli antifurto di auto e appartamenti,
cominciano a suonare a distesa, azionati da uno spostamento d'aria
improvviso che trasporta la polvere a centinaia di metri di distanza come
una piccola tromba d'aria. Il fumo si dirada gradualmente e la gente dilaga,
rompe gli argini, travolge un'ultima, debole resistenza dei vigili. Al posto
della struttura lunga, sgraziata e pericolante del Velodromo c'è un cumulo
di macerie che i pompieri iniziano, diligentemente, a inondare con gli
idranti per evitare che possano divampare focolai d'incendio. Applausi
spontanei: perfetto, spettacolare, chirurgico. Una dimostrazione di
efficienza militare che contrasta in modo stridente col grottesco retroscena
all'italiana di una demolizione programmata da anni e stoppata in zona
Cesarini da un sequestro del pm Giovanni Di Leo alle 14 di mercoledì, a un
passo dal gran botto.
Un esposto di cittadini della zona che parlava di rischi ambientali e di
permessi in forse aveva fatto scattare un'indagine giudiziaria e il
sequestro dell'edificio: una mostruosità rugginosa che, nel 1960, era un
gioiello di architettura sportiva, uno degli impianti più belli e funzionali
del mondo. Un gigante dai piedi d'argilla, minato fin dalla nascita da
problemi strutturali e falde acquifere insidiose, che chiuse
ignominiosamente i battenti a solo 8 anni dall'inaugurazione e, dopo lo stop
di palazzo di giustizia, sembrava destinato a restar lì per chissà quanto
altro tempo ancora.
Poi, nel pomeriggio di ieri, nuovo colpo di scena. Il prefetto Carlo Mosca
ha forzato la mano e ha fatto garbatamente notare al magistrato che una
bomba nel cuore dell'Eur è un rischio per tutti, soprattutto in un'area
fatiscente di 19 mila metri quadrati su un'area di 55 mila dove ogni notte
potevano intrufolarsi barboni o extracomunitari in cerca di un ricovero,
accendere fornelletti a gas e provocare un'esplosione con effetti
devastanti. Contrordine: via libera alla demolizione. Gli artificieri
esasperati, che erano sul punto di disinnescare tutti e cinquecento i
piccoli ordigni piazzati strategicamente sotto i piloni e le strutture
portanti sono stati bloccati ancora una volta.
Poi, tra l'esultanza dei funzionari dell'Eur Spa e lo scoramento di alcuni
abitanti della zona, il Velodromo è imploso, si è accartocciato su se stesso
e addio per sempre. L'inchiesta, comunque è ancora aperta e con uno di quei
paradossi giudiziari così frequenti, il Velodromo che non c'è più è ancora
sotto sequestro.
Massimo Lugli - Repubblica 24 luglio 2008
MA C'E' UN'ALTRA VOCE
RUSPE E
IMPLOSIONE CONTROLLATA PER ABBATTERE IL VELODROMO DELL'EUR: I CITTADINI SI
RIBELLANO
Nemmeno il cambio di governo della città ha potuto fermare lo scempio: oggi,
23 luglio 2008 le ruspe inizieranno ad abbattere il Velodromo dell'Eur,
nonostante il fatto che il vincolo della Soprintendenza sia ancora
formalmente in vigore. L'operazione avverrà tramite implosione
controllata questo pomeriggio.
Questo vincolo, che tanto l'Osservatorio per il Moderno dell'Università La
Sapienza di Roma e tanti illustri cittadini hanno perorato, ha avuto la vita
più breve nella storia della tutela dei beni in Italia. I comitati dei
cittadini dell'Eur hanno chiesto di essere sentiti dal Sindaco e oggi
incontreranno l'assessore Corsini, che spiegherà i motivi per cui le ragioni
di interesse pubblico e culturale debbano cedere di fronte all'arroganza di
pochi speculatori.
Coordinamento cittadini/e Comitati per la difesa dell'Eur
Maria Cristina Lattanzi
328 9441285
Il velodromo di Roma, era stato progettato da Nervi. Al suo posto sorgerà la “Città dell’acqua e del benessere”,come dice Solange