13.08.2007
for de porta
Ventotene
Come quasi ogni anno, anche questa volta, durante la pausa estiva passata
tra i vari paesi del Sud Pontino, sono stato a rendere omaggio ad uno dei
punti più belli del territorio provinciale: la piccola, ma incantevole,
isola di Ventotene.
Sinceramente, devo ammettere di preferirla di gran lunga alla più rinomata e
conosciuta Ponza, vuoi proprio per la dimensione meno “turistica” e “di
massa” di questo grosso scoglio che emerge dal mar Tirreno, vuoi per il suo
delizioso centro abitato, vuoi per la bellezza selvaggia delle campagne e
delle calette che la circondano. Quest'anno, tuttavia, una triste sorpresa
mi ha rovinato la giornata sull'isola. Ricordo che entrambe le volte
precedenti che l'avevo visitata (tra l'altro percorrendola in lungo ed in
largo sempre sotto un sole cocente), dopo aver lasciato la zona abitata,
avevamo liberato il nostro povero cagnolino Flick dato il silenzio e la
solitudine sulle stradine che si inerpicavano verso Punta Olivi, l'estremità
nord-occidentale di Ventotene. E ricordo un aneddoto divertentissimo
allorquando lo stesso amico a quattro zampe, di fronte all'ennesima ripida
salita che ci si prospettava dinanzi, semplicemente si ammutinò. Si sedette
e cominciò a guardarci con aria di sfida, facendoci chiaramente capire che
nella sua testolina canina si era sviluppato un pensiero davvero risoluto.
“Io da qui non mi muovo” ci disse, a suo modo. Ed io fui costretto a
prenderlo in braccio e continuare per un bel pezzo in quel modo, perché il
povero cane aveva terminato le energie, nonostante l'avessimo già più volte
rifocillato d'acqua... Questa volta, invece, l'erede del posto di Flick (che
purtroppo non c'è più), Febo, non ha potuto godere della stessa libertà. E'
vero che anche lui, ad un certo punto, ha percorso un tratto di strada in
braccio a me per evidente stanchezza (ma Febo è meno resistente del povero
Flick), ma, per tutto il tragitto, siamo stati costretti a tenerlo ben
stretto a guinzaglio causa.... traffico!
E' stato impressionante il numero di auto, moto, camioncini, tricicli, SUV
(!), e persino una di quelle auto da campi di golf che abbiamo incrociato in
un paio d'ore di camminata: quasi una cinquantina (e forse sto approssimando
per difetto). Considerando che le strade dell'isola fanno passare a malapena
una vettura alla volta (il SUV a dovuto, ad un certo punto, chiudere gli
specchietti retrovisori perché non sarebbe passato tra i due muri che
contornavano la via), ed i poveri pedoni appiccicati ai muri o nascosti in
qualche ansa in attesa che i padroni della strada li superassero. Posso
capire che si spostassero le auto di servizio, comprese quelle degli
alberghi, ma tutti gli altri no. In fondo, dove mai pensavano di andare?
L'isola è minuscola ed, in tutto, paese a parte, ci sono solo tre strade
(non che l'agglomerato abitato ne preveda molte di più): due persone ed un
cane lento in quanto occupato ad annusare tutti gli odori di un posto per
lui sconosciuto, nel giro di due ore di passeggiata sono stati in grado di
visitare circa il 70% di tutto il comprensorio per cui mi chiedo come mai
tanta gente, residente e non, si spostasse su veicoli a motore. E non potete
nemmeno immaginare quante altre ne abbiamo viste parcheggiate nei posti più
impensati, campi e recinti compresi. Se fossi sindaco di Ventotene, il
giorno stesso della mia investitura promulgherei una delibera che istituisse
il divieto di transito a qualunque mezzo a motore privato, turisti in
primis...
A parte questo aspetto sconcertante della mia terza visita a Ventotene,
voglio anche descrivervi il perché, nonostante tutto, invito tutti a recarsi
in quell'isola. Si parte col traghetto da Formia, un traghetto lento lento
che ci mette due ore esatte per arrivare (a volte verrebbe voglia di
scendere ed andare a nuoto; forse si farebbe prima). Durante il viaggio
tanti prendono il sole sul ponte, e molti si godono lo splendido colore del
mar Tirreno al largo, nonché i tratti di costa del promontorio di Gaeta e
della Montagna Spaccata osservati da un posto davvero privilegiato.
All'arrivo si possono notare, sulla sinistra, l'isoletta di Santo Stefano,
una volta carcere militare, e sulla destra, a poche centinaia di metri di
distanza, Ventotene, con le sue grotte, il suo porticciolo romano, i resti
della Villa Giulia edificata da Tiberio, le caratteristiche casette in stile
ponziano (anche se con colori meno improbabili di quelli dell'isola
maggiore), uno splendido faro ed un castelletto, in alto, oggi municipio del
comune omonimo. Ma le vere bellezze sono nascoste: ci sono due splendidi
resti di cisterne romane (costruite tra il 1° secolo a.C. ed il 1° secolo
d.C.) chiamate Cisterna di Villa Stefania e Cisterna dei Detenuti, nonché
cinque, sei calette nascoste dai colori del mare e degli scogli davvero
incantevoli, capaci di venir voglia di farsi un bagno persino a me!
Ventotene ha anche due spiagge (una piccolina vicina al porto ed una dalla
parte opposta del faro), ma le sue coste sono costituite principalmente di
scogli di composizione vulcanica e profondamente stratificati; la gioia di
chiunque ami la geologia... Anche la flora isolana è molto ricca e variegata
anche se, soprattutto nelle vicinanze dell'insediamento abitato, contaminata
dall'attività dell'uomo con i suoi orti e coltivazioni varie.
Ma, nel complesso, è il mare verde azzurro ad attrarre: viene definita il
paradiso dei sub, e posso ben comprenderne il perché. Un colore quasi
tropicale, una limpidezza straordinaria ed una pulizia indubbia, il tutto
contornato da uno scenario davvero mozzafiato. Questa è Ventotene. Se non vi
ho ancora convinto a visitarla, vi posso dire che si mangia anche benissimo
(tutto a base di pesce, ovviamente) e con prezzi relativamente bassi.
A questo punto, che dite, lo state facendo un pensierino ad andarci anche
voi?
Flavio