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soggettive
Villa
Lais
Si può dire che ci sia nato, in Villa Lais... “Villa che?” dicevano, e
continuano a dire, i miei concittadini. Villa Lais è (anzi era) un piccolo
ma ameno polmone verde all'interno di quell'area urbana racchiusa tra il
Mandrione, Via Tuscolana e Via Nocera Umbra. Una zona di calma e
tranquillità in uno dei quartieri più frenetici della Capitale, ovvero il IX
Municipio.
Fino agli anni '60 Villa Lais era parte del comprensorio diviso tra i
salesiani e la famiglia Lais, resti di una vigna di inizio '900 e di una
villa fuori porta ancora antecedente, poi, poco alla volta, la vendita di
terreni e l'edificazione di nuovi palazzi nella Roma del boom di quell'epoca
l'ha ristretta fino alla forma attuale.
A metà degli anni '70, quindi, l'esproprio per renderla parco comunale. C'è
chi giura che l'atto abbia portato alla morte di crepacuore del vecchio
ingegner Lais, ma c'è anche chi afferma che i Lais se n'erano andati da un
pezzo e che siano stati pagati più che profumatamente per un pezzo di terra
assolutamente in degrado. Io ero piccolo, all'epoca, ed i ricordi che ho mi
rammentano grandi alberi ad alto fusto (pini, cipressi, un cedro enorme) che
offuscavano il cielo di fronte a casa, nonché una recinzione molto
approssimativa che permetteva ingresso facile ad una zona non coperta
dall'illuminazione stradale; pertanto, ben presto la villa era diventata un
ottimo rifugio per i drogati e gli spacciatori di zona, al punto che,
passeggiando sui marciapiedi ad essa limitrofi, ma anche in mezzo alla
strada, si doveva effettuare una vera e propria gimkana tra le siringhe. A
volte, persino in pieno giorno, si vedevano ragazzi che si bucavano dentro e
fuori dalla recinzione, su quello che era chiamato affettuosamente “il
muretto” dagli abitanti della zona, ovvero un minuscolo rialzo di
contenimento per il terreno parallelo al marciapiede. La curiosità è che,
l'estate, lo stesso muretto era usato durante il giorno da giovani ed
anziani come punto di ritrovo per fare due chiacchiere e pendere un po' di
fresco all'ombra degli alberi ad alto fusto. Il lato verso il Mandrione
della villa era occupato da un vivaio, e pertanto tenuto in condizioni
migliori, anche se non ottimali.
Negli
anni '80 una serie di eventi portarono alla trasformazione della villa:
prima di tutto se ne andò il vivaio, trasferito non lontano, quindi si
effettuarono i primi lavori di restauro della casa padronale e del giardino,
fino alla creazione di un'alta e robusta recinzione in ferro che sostituì
quella fatiscente. In seguito, col passare degli anni, altri interventi (più
o meno validi) hanno profondamente modificato l'aspetto del parco fino
all'aspetto attuale. A metà anni '80 arrivò un circo, e parte dell'area
ex-vivaio venne asfaltata per permettere l'installazione del tendone. Da
allora, per tre o quattro anni, quello divenne il campo di calcio gratis
preferito da chi non frequentava l'oratorio salesiano o lo trovava occupato
da altre attività. Di seguito, verso l'inizio degli anni '90, vennero creati
percorsi ed aiuole nel giardino (tuttora esistenti) e costruita una
struttura nell'ex vivaio dal titolo “La villa come un violino”. Si trattava
di una specie di teatro a gradoni con un grosso spiazzo in lastroni di
travertino (subito usato dai ragazzi per giocare a pallone o pattinare), con
una serie di alberi e siepi intorno che si affacciava su un viale costruito
ex novo parallelo al lato corto dell'area e rimesso a punto più volte perché
i materiali di pavimentazione non erano (e non lo sono tuttora) di grande
qualità, per poi proseguire verso una salita artificiale in terra, mattoni e
metallo con tanto di finto pozzo da cui fluiva un rivolo d'acqua che
scendeva in una bella vasca. Tale pozzo, poi, è stato divelto dalla solita
inciviltà di alcuni teppisti.
Accanto al “violino”, corredato anche da rampicanti e ringhiere che
rimandavano allo strumento musicale, era stata allestita una zona giochi per
bambini, con varie altalene, scivoli e quant'altro (alcuni dei quali di
materiale scadente, al punto dal dover essere sostituiti dopo rotture
improvvise e logica apprensione delle madri) ed un... muretto circolare
sulla cui funzione poco si è capito.
C'è stato anche un episodio tragico durante i lavori (nel '92, se non
ricordo male): mentre venivano approntati degli aggiustamenti, un “amico
della villa” e suo assiduo frequentatore, il professor Natale Vincenzo
Calabrese, seduto su una panchina del viale principale, fu colto da malore e
cadde dalla panchina. Un camion in retromarcia non se ne accorse e lo
schiacciò uccidendolo. Ancora oggi una targa, posta a ricordo del
professore, ricorda l'evento. E' triste pensare che la zona in cui morì il
professore fino a poco tempo fa, ossia all'inizio degli ennesimi lavori di
ristrutturazione, fosse una di quelle in cui meglio si notava il degrado del
parco, dato che un grande tombino in metallo posto a copertura di
impiantistica, poco alla volta, si era inclinato in maniera imbarazzante a
causa del cedimento del terreno di riporto che aveva rialzato la zona erbosa
dai viali.
Nonostante questo, per quasi un decennio, Villa Lais è stato un punto di
ritrovo ed uso da parte di giovani ed anziani del quartiere, dei padroni dei
cani, cui era stato riservato un apposito spazio, della colonia felina
curata da gattare comunali, che la vivevano con maggiore o minore
soddisfazione, ma, comunque, con grande assiduità e non solo l'estate. Gli
edifici dell'AMA lungo via Paolo Albera non davano fastidio, pur essendo
parte del comprensorio del parco, né il centro di Igiene Mentale ed il
Centro Anziani istituiti, in seguito, nella casa padronale. Il problema è
nato con la ristrutturazione della cappella padronale. E' un edificio
microscopico ma suggestivo in cui il Comune ha deciso di celebrare matrimoni
civili. Piccolo (non credo che riescano ad entrare più di dieci persone), al
termine di un lungo viale in ghiaia confinante con la zona cani (e più volte
ho visto invitate in tacchi a spillo arrancare per raggiungere l'obiettivo
senza depositare i costosi abiti sulla ghiaia a causa di repentine perdite
d'equilibrio il tutto, ovviamente, mentre i quadrupedi del quartiere
scorrazzavano felici giocando tra di loro), è diventato comunque centro di
grande attenzione ed introito per il comune. E, alla fine, disastro per noi
abitanti della zona.
Difatti, dall'aprile dell'anno scorso sono cominciati gli ennesimi lavori di
ristrutturazione. A parere quasi unanime dei frequentatori abituali del
parco (me compreso) si tratta di lavori tutt'altro che necessari, visto che,
nonostante teppisti, incivili e maleducati esistano dappertutto ed anche
quell'area ne avesse subito le attenzioni, sarebbero bastati pochi
interventi mirati a ripristinare panchine, risistemare aiuole ed alberi ed
aggiungere un po' di ghiaia per recuperarla e riportarla all'antico
splendore.
Ed invece no. Comune e Municipio puntano molto sui parchi ed hanno deciso di
risistemare tutti quelli del quartiere. Pertanto, in una prima fase si è
provveduto a potare tutte le piante, approfittandone per abbatterne una
quarantina, tra cui alcune davvero secolari. Alle proteste della popolazione
la giustificazione è stata ambigua. Si è parlato di malattia degli alberi
(peccato che dieci giorni dopo i monconi avessero già fatto spuntare nuovi
rami, distrutti e disintegrati poco dopo da trattori che hanno divelto anche
le radici, tanto per essere più sicuri), ma anche di eliminazione di tutte
le piante non autoctone per permettere il ripristino delle “condizioni
iniziali” della villa. Cosa significhi tale termine non è noto, dato che la
stessa ha subito svariate modifiche in un paio di secoli di vita....
La gente si è lamentata non solo perché uno splendido polmone verde è stato
drammaticamente mutilato, ma anche perché la funzione stessa del parco,
quest'estate è venuta a mancare. Una volta ci si rifugiava a prendere il
fresco sotto le fronde: a luglio ed agosto, in qualsiasi punto del parco, il
caldo opprimeva ed il sole bruciava, dato che l'ombrello verde presentava
vuoti incolmabili.
In seguito, dopo la macellazione degli alberi, sono cominciati i lavori di
scavo: nuovi impianti irrigui (quelli vecchi, esistenti e funzionanti,
probabilmente si dovevano essere guastati, visto che da un po' di tempo non
venivano più attivati), un enorme impianto di illuminazione pubblica (tra
l'altro, non a pannelli solari, come sempre più spesso si vede nelle aree
verdi del quartiere, ma basato sull'elettricità stradale), buche per le
nuove panchine e così via. Non è stato più possibile, per gli organizzatori
del lavoro e per le ditte appaltatrici mantenere la parola che era stato il
loro vanto iniziale: “Eseguiremo tutte le opere senza bisogno di chiudere il
complesso e permettendo alla popolazione di usufruire del parco”. Da
settembre la villa è tristemente chiusa e la data di riapertura del 30
gennaio sembra assolutamente utopica. Senza contare che anche il nuovo
aspetto della villa sarà una sorpresa (secondo molti tutt'altro che lieta):
si parlava dell'installazione di un gazebo, ma ora sembra che non si farà
più; si parlava del rimboschimento delle piante tagliate, ma non si vede
alcun movimento in tal senso; si parlava di un manto erboso tutto a prato
inglese, con relativo divieto di calpestio da parte degli utenti, e quello
pare che si farà; ma a quel punto, dove potranno mai giocare i bambini?
Insomma, Villa Lais, un piccolo gioiello in pericolo; speriamo che
sopravviva anche stavolta...
flavio