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giovedì 03 marzo 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                       la città futura

Volemo la metro

Lungi da me l’idea di dar vita a polemiche, ma come si fa a portare nei musei o mettere in vetrina una intera città? Anzi, tre o quattro strati sovrapposti della Città più importante del pianeta?

E’ sensato e razionale affermare che “comunque l'umanità non vedrà mai questi tesori sotterranei perché significherebbe radere al suolo una città per portarne alla luce un'altra “ ma proviamo a metterci nei panni del Direttore generale dei Beni Culturali De Caro quando il sovrintendente Bottini gli comunica sic et simpliciter che “sarà inevitabile la  distruzione di ampie porzioni del tessuto archeologico della città antica” tra cui -  e scusate se è poco  – L’Athaeneum di Adriano, il Gymnasium greco,  i  resti del cenotafio di Agrippa sotto la Chiesa  Nuova, la strada in pietra gabina di età repubblicana sepolta sotto piazza Venezia ecc. ecc…

Ed ecco allora che Italia Nostra, pur con le generiche affermazioni di Ripa di Meana quando dichiara di non essere contrario al passaggio della metro nel centro storico, sottolinea che però occorre impiegare “una tecnologia di prima generazione, mastodontica e devastante per l´impatto sul tessuto archeologico della città”; il che in soldoni vuol dire: “Oh, pensateci bene prima di fare danni irreparabili!”

Non  intendo entrare troppo nel merito data la mia abissale ignoranza in materia ma forse poteva essere stato preso in serio esame dalle autorità competenti quanto proponeva  l’architetto Tamburrino e cioè, considerato che la metro C passerà 30 metri sottoterra, cioè ben 15 metri sotto la quota dei reperti archeologici più significativi, anziché realizzare due tunnel sotterranei larghi ben dieci metri ciascuno, ci si poteva contentare di uno solo più piccolo, come previsto per il progetto metro D, magari con treni più corti e più frequenti, e meno monumentali stazioni e pozzi di risalita.

A meno che non si lavori con serietà sulle proposte del presidente di Roma Metropolitane quando parla di stazioni della metro pensate come  veri e propri portali per i musei, dove le pareti e gli atri possano illustrare, in rete, quello che si sarebbe andato ad incontrare nell'immediato e in superficie ma che è stato necessario rimuovere o addirittura eliminare per sempre. 

Ecco, ho gettato il mio gattino sul tavolo, vediamo cosa vorrà aggiungere qualcun altro che, come noi, loveroma così tanto.

claudio



 

 

 


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