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14.07.2006 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                          soggettive

Wim Wenders: immagini dal pianeta Terra

 

 

Dice cose strane Wenders, qualcuna č esattamente il contrario di quello che ho sempre pensato. Per esempio, che la fotografia non č il modo per congelare il tempo ma apre le porte che conducono all'interno del Tempo e questa, dice lui, č una cosa che nessun film potrebbe cogliere. Detta cosė č molto poetica ma difficile da capire se non si considera altro.

Per esempio che in queste 59 foto non c'č quasi mai nessuno. Ma, dice Wim, le persone lasciano segni, tracce. E infatti le quattro poltroncine dell'albergo finiscono per raccontare di tutte le persone che ci si sono sedute.

 

E poi c'č il silenzio. C'č nelle sue foto un silenzio che non č dato semplicemente dall'assenza di persone, o di movimento, non č dato semplicemente dalla scelta di inquadrare sempre in maniera neutra, frontale, "obiettiva" (e il gioco di parole, trattandosi di foto che si realizzano guardando il mondo attraverso l'obiettivo della macchina, č bello e intrigante).

il silenzio, credo, sia anche quello di Wim nel momento in cui scatta. Lo conferma lui stesso quando dice che i luoghi hanno un'anima, che parlano, che chiamano e scattare una foto significa averli ascoltati. E qui sono assolutamente d'accordo: guardare attraverso il mirino e scegliere quel taglio, quel soggetto č un atto di silenzio condizione indispensabile per l'ascolto.

E d'altra parte diventa difficile non "sentire" la voce dei bus azzurri nel parcheggio, o degli sterminati orizzonti australiani o quella del cratere del meteorite, "un buco pieno" come lo ha definito Veltroni.

Veltroni... a Veltroni in questa mostra manca la sua Africa, Wim ha girato tutti i continenti tranne quello. Chissā... Forse non č casuale; certo in Africa posso immaginare che sia difficile ascoltare voci cosė distinte, cosė "una alla volta". Da questo punto di vista forse l'Africa grida troppo forte per un esteta del silenzio.

Pochissime persone nelle foto di Wim. il bambino che tira la palla all'Avana, la signora in verde all'incrocio guardata attraverso lo spiraglio del garage... Un insetto la cui distanza dall'obiettivo la dice lunga su quanto Wim li detesti.

Passo davanti alle foto, alcune sono tanto grandi (fino a 4 metri) da lasciarmi un senso di stranimento: non mi viene da tuffarmi dentro quanto restare ferma, ad ascoltare anche io. Parlano piano, anche le scavatrici di Ground Zero.

Strano, non c'č nulla che mi riporti all'indimenticabile apertura in volo de "Il cielo sopra Berlino".

E alla fine eccolo Wim, la strada nel deserto, parla con le note di Ray Cooder. Avrei giurato che fosse il Texas di Paris Texas e invece č Australia.

Solo una foto dall'Italia ed era quasi prevedibile: una gioco in forma di foca abbandonato sulla spiaggia di Riccione, inverno.

 

angela :)

 


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