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19.12.2008 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                  c'era una volta

I zampognari

Roma è sempre stata meta di zampognari “I Pifferari” provenienti da tutte le regioni del centro sud, Abruzzo, Lazio, Campania, Lucania, Calabria e perfino Sicilia. Gli zampognari arrivavano in coppia o in trio, durante il periodo del Natale e si alternavano con zampogna, ciaramella e canto. Famose sono le cantate dei pastori e le novene davanti alle edicole sacre. In queste edicole erano poste immagini della Madonna con il Bambino, e simbolo della religiosità popolare, erano diffuse in tantissime strade e vicoli della Roma dell’800, il rione di Trastevere ne è ancora pieno. La novena portata dagli zampognari durava appunto nove giorni, e le edicole votive erano chiamate “Madonnelle”. Spesso le immagini, dipinte ad affresco o su tela, erano racchiuse in cornici e baldacchini, a volte scolpite in marmo, ed impreziosite da ex voto. Data la carente illuminazione pubblica, lumini, candele e lampade votive, offerte dai fedeli o dalle numerose confraternite, rischiaravano durante la notte le strade. Alcune Madonnelle erano anche situate dentro cortili e androni. Gli zampognari che portavano la novena, arrivavano a Roma il 25 novembre, giorno di Santa Caterina, e venivano invitati nelle abitazioni, dove gli veniva offerto del danaro, del vino o anche del cibo detto “il cartoccio della padrona”. Spesso gli zampognari erano detti anche “orsanti”, perché portavano con loro degli animali che danzavano, come orsi, scimmiette, cani, uccelli ecc. La novena si articolava con una introduzione, la cantata, la pastorale ed infine il saltarello. Nella Roma papalina, delle famiglie erano clienti abituali per generazioni di zampognari, quindi “le poste” dove fare la novena venivano trasmesse di padre in figlio. Molti si prenotavano a più di una novena per non passare da “liberali”. Una novena costava 2 “paoli”, e finito il periodo natalizio i suonatori riuscivano a guadagnare anche 40 o 50 “scudi”, che per quei tempi era una cifra considerevole e permetteva di passare sette o otto mesi senza lavorare. I pifferari dovevano attenersi all’obbligo di chiedere un’autorizzazione in questura per poter suonare. Con Roma capitale nel 1870 un’ordinanza revocò le autorizzazioni, e la tradizione della novena scomparve, nonostante le proteste dei romani e dei giornali del tempo. Nella campagna romana si suonava la zampogna anche durante il periodo del carnevale, le feste patronali, i matrimoni, le osterie, le ottobrate. Famose le incisioni di Bartolomeo Pinelli.

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