domenica 21 novembre 2010
soggettive
Zeudy
Araya
intervista del 2006 da www.intervisteromane.net
Il
nome è Zeudy o Araya?
Il nome è Zeudy e il cognome Araya e Zeudy vuol dire “corona imperiale”.
Da noi tutti i nomi hanno un significato.
In quale occasione è venuta a Roma?
E’ stato nel ’70. Ero stata eletta Miss del mio Paese e mi hanno
regalato un biglietto per venire in Italia. Ed era un mio sogno venire
qui. Anche perché io studiavo in una scuola italiana e quindi
dell’Italia avevo studiato abbastanza ed è stato un bell’incontro.
Dove andò ad abitare?
Io avevo biglietto ed albergo pagato e stavo al Regina Hotel di via
Veneto, al centro. E’ stato un incontro meraviglioso, con Roma. Un sogno
toccato con le mani!
Che rapporto ha con la Roma attuale?
Roma ormai è la città che mi ha adottato. Roma è mia madre adottiva,
anche perché ci sono venuta che ero giovanissima, da ragazzina, non
avevo nemmeno 18 anni.
C’è una Roma che lei ama in particolare?
Allora ho amato molto il centro, anche perché abitavo in centro, verso
zona Pinciana, esattamente in via Giacomo Puccini, quindi una via
dedicata al grande musicista e ricordo che amavo molto passeggiare.
Finito il viaggio e l’albergo “pagato”, me ne tornai al mio Paese, ma
ero talmente innamorata di Roma che sono ritornata per viverci. La zona
centro mi piaceva moltissimo e come dicevo prima, mi piaceva camminare
molto e mi sono fatta a piedi tutta la Roma storica del centro. E’ stato
un impatto meraviglioso e poi c’è da dire che erano altri tempi, altri
anni, più tranquilli più sereni e tutti avevano un grande entusiasmo e
una gioia di vivere. L’entusiasmo degli abitanti, quando sono arrivata
io ero al massimo.
Ma i romani come li hai trovati?
Li ho trovati subito simpatici, io come le dicevo prima, studiavo nel
mio Paese alle scuole italiane e i miei professori erano un misto di
italiani. C’era il toscano, il romano, il napoletano, ecc. vari
insegnanti, quindi, e in qualche modo il romano l’avevo gia conosciuto.
Chiaro che arrivata a Roma e incontrare i romani nella loro città, i
romani romani, il popolo romano, l’ho trovati subito molto simpatici e
ho legato subito. Una cosa curiosa è che loro facevano degli
apprezzamenti non sapendo che io conoscevo bene l’italiano e a volte io
rispondevo e loro rimanevano a bocca aperta (risata).
Come vive la Roma by night?
Per me adesso la Roma“by night” non esiste più. Perché io mi occupo del
cinema e distribuisco i film che abbiamo nella società che è la
“Cristaldi Film” abbiamo un grosso “library” in italiano archivio o
cineteca, dove abbiamo tanti film italiani che hanno fatto la storia del
cinema italiano e io mi occupo di restaurarli e distribuirli in tutto il
mondo. Detto questo io ho avuto la fortuna di avere un figlio, anche
cercato tutta la vita e alla fine è arrivato ed è meraviglioso e oggi ha
10 anni, quindi lavoro tantissimo di giorno, mi alzo alle 6 di mattina,
preparo mio figlio, spesso lo porto a scuola oppure lo porta il papà, e
poi vado in ufficio e lavoro fino a tardi la sera e le poche ore che mi
rimangono le dedico a mio figlio. Quindi la vita by night, a Roma, per
me non esiste più. Tante volte mi invitano anche per via del mio lavoro,
non so, alle prime dei film oppure degli incontri e purtroppo non ci
posso andare perché le poche ore libere che ho le dedico a mio figlio.
La zona di Roma in cui ama rifugiarsi?
Io abito in un posto molto bello, vicino via Livia, sulla Flaminia, dove
ho gli alberi, l’orto, l’erba e tanto verde. D’estate, anch’io mi dedico
volentieri al giardinaggio, a togliere l’erba, e a curare i fiori e
usare il trattore (risata).
Come un vero maschio!
Tutt’ora le contadine usano il trattore. Io lo faccio molto volentieri
perché sono molto in sintonia con la natura. Ho grande rispetto per la
natura.
Qual è stata la sua più grande soddisfazione nel campo artistico?
Come attrice, diciamo, non scordo il mio primo film. Appena arrivata a
Roma, m’hanno beccata e m’hanno fatto fare quel film meraviglioso che si
chiama:”La ragazza dalla pelle di luna”, che mi ha dato tanto successo e
mi ha fatto conoscere al pubblico, anche se io ero ancora ragazzina e
quindi tutto quel successo che ho avuto me ne rendo più conto adesso che
allora, anche perché io uscivo da un Paese che non aveva una cultura
cinematografica e quindi mi sono trovata in mezzo ad un successo enorme
senza quasi sapere esattamente quello che stava succedendo. Questa è
stata l’apertura verso il mondo del cinema. Poi, ad un certo punto, dopo
aver fatto diversi film, ho incontrato mio marito, Franco Cristaldi, che
era uno dei più importanti produttori del mondo ed io ho smesso la
carriera d’attrice per dedicarmi a lui. Oggi Franco non c’è più ma se
tornassi indietro rifarei la stessa cosa.
Cosa le ha insegnato Franco Cristaldi ? (Zeudy Araya è la vedova)
Tutto! Mi ha insegnato tutto quello che ho potuto apprendere, anche
perché lui era un grande, era una persona rara, che era nato per fare il
cinema italiano meglio del meglio. Essere come lui o simile a lui è
impossibile. Era il migliore.
Ha mai pensato ad un nome d’arte ?
No! Quando ho iniziato il mio primo film, la prima cosa che mi hanno
chiesto prima di farmi il contratto era se volevo cambiare il mio nome
ed io non l’ho mai voluto cambiare.
La cosa più cattiva che hanno detto o scritto su di lei ?
Devo dire che sia i giornalisti che la gente comune è stata
generosissima con me. Continuano a farlo ed io ho avuto tanta stima da
parte delle persone. Sinceramente di cose cattive, se qualcuno ne ha
dette, non me le ricordo… e se l’ha dette, peggio per lui (risata).
Il complimenti più bello che ha ricevuto?
Un giorno, un romano de Roma, vedendomi m’ha detto:” Ma tu sei vera ?
Sembri un dipinto! Perché nun me dai la fotocopia ?” ( risata ). Detta
alla romana è meraviglioso come complimento. Una cosa simpaticissima e
carina, non volgare.
Lei, non c’è dubbio, è una donna bellissima. Ma avrà anche difetto o
no ?
Il mio difetto è quello di voler essere sempre precisa. Prima di fare
qualsiasi cosa mi devo preparare, documentare e studiare molto. Facendo
questo fatico moltissimo e mi stresso e spesso e volentieri, purtroppo,
ci rimetto fisicamente. Lo stress non fa bene a nessuno. Il pregio può
essere il contrario di questo, cioè di essere sempre pronta per
qualsiasi evento, per qualsiasi emergenza. Altro mio pregio è quello di
non voler fare del male a nessuno, nel senso che quello che non voglio
sia fatto a me, non voglio sia fatto agli altri, anche perché questo,
credo, da quello che ho capito in tanti anni, è quello che mi fa stare
bene. Tante persone mi dicono:” Ma come stai bene, ti trovo bene, non
dimostri gli anni che hai, ecc…”.In realtà è che ogni gesto positivo che
ho fatto, ne ho guadagnato in salute e nel fisico. La serenità dentro di
me è quella che mi fa stare bene fisicamente e mentalmente. Quindi ogni
gesto positivo che faccio al prossimo ne guadagno in salute.
Se non avesse fatto l’attrice, che lavoro avrebbe fatto ?
In realtà quando stavo ad Asmara ero l’unica donna in classe che
studiava per diventare geometra. Ricordo che tutti parlavano di questo.
Era una cosa un po’ anomala.
Ma i suoi genitori che futuro sognavano per lei ?
Non lo so. In famiglia eravamo nove figli: quattro maschi e cinque
femmine e mio padre ha voluto sempre che noi studiassimo. Questo era il
suo obiettivo e ha lavorato moltissimo per la sua famiglia, affinché
avessimo un’istruzione. Adesso tutti i miei fratelli sono laureati e
lavorano in giro per il mondo. Mio padre faceva il Governatore di una
provincia, in Eritrea, allora. Poi morì durante la guerra che c’è stata.
Se adesso fosse vivo sarebbe sicuramente orgoglioso dei suoi figli.
Cosa rinnega del passato?
Io non rinnego nulla. Io ho avuto anche delle cose negative, delle
grosse disgrazie che mi hanno sconvolto la vita. Però ho capito che
nella vita, del negativo e del positivo, bisogna farne un bilancio e dal
bilancio che io ho fatto, vince più il positivo che il negativo.
Con il successo sono cambiate le sue amicizie ?
Frequento un po’ di tutto. Non ho assolutamente delle preferenze né per
l’uno né per l’altro. Una cosa è sicura, se apprezzo o mi piace qualcuno
e mi è simpatico, cerco di curare la mia amicizia per non perderla. Le
mie amicizie sono varie, sia nell’ambiente del cinema che fuori, che
fanno altri mestieri.
Lo sa che noi abbiamo un amico in comune ? E' Gigi Magni!
Gigi Magni è un mio amico carissimo. Ecco, lui è stato il primo regista
che ho conosciuto. Quando io stavo in Eritrea lui venne per fare un
sopralluogo per il film, che in realtà non ha fatto, interpretato da
Nino Manfredi: “Ti saluto, vado in Abissinia”. Allora lui cercava delle
ragazze e gli avevano detto: “Guarda qualche mese fa è stata eletta una
miss, perché non vuoi conoscerla?” Ci conoscemmo lì, in Eritrea, ma poi
quel film non venne fatto. Poi io venni in Italia, ho fatto film con
altri registri, è niente con lui , però c’è una grande amicizia. E’ una
gran brava persona. L’ho sentito l’altra settimana, che c’era la mostra
sull’Eritrea. Ripeto, c’è una grande amicizia con Gigi Magni e sua
moglie Lucia.
Un suo sogno nel cassetto?
Di lavorare molto e di avere soddisfazioni per questo lavoro che io
affronto con carica e, le garantisco, non è facile, . Comunque sia,
qualsiasi cosa che faccio, è per mio figlio.
A chi vorrebbe dire grazie?
Vorrei dire grazie a Dio e grazie ai miei genitori che mi hanno fatta
nascere.
Parlando di Dio, che rapporto hai con la fede?
Io con la Fede? Non sono una che frequenta molto le chiese, per mancanza
di tempo. Nelle scuole che ho fatto, anche se erano italiane, c’erano
tutte le razze, cioè i mussulmani, gli ebrei, i cattolici italiani, i
cattolici eritrei e poi copti eritrei. Fin da piccola, nella mia classe,
c’era sempre un misto di razze e religioni. Quando facevo le elementari,
la nostra maestra ci portava in Chiesa e ci faceva pregare tutti
insieme, crescendo naturalmente, ognuno aveva le sue feste, che so, oggi
era la festa dei musulmani, fra un mese era la festa o il Natale dei
cristiani, io sono copta, sono cristiana, quindi era un Natale nostro,
cattolico. Tutti siamo cresciuti insieme. Quindi era la festa di uno di
noi, nella sua religione, ci portava i dolci ed eravamo contenti. E io
sono cresciuta in questo ambiente dove a me non ha creato alcun tipo di
problema. Girando per il mondo io non mi sento diversa da nessuno,
proprio perché ho avuto un’educazione di questo tipo. Comunque, chiunque
esso sia, ho un grande rispetto per quello che crede nella sua religione
e al suo modo di essere, perché sono cresciuta con questa mentalità.
Oggi che sono diventata grande e vedere tanti disagi, tante guerre, mi
sembra una cosa incredibile. Per me Dio è di tutti e per tutti. Un Dio
grande. Quello che io insegno a mio figlio è che deve rispettare tutti.
Per fortuna lui studia alle Scuole Internazionali Inglesi, alle St.
George’s, dove ci sono 60 nazionalità e io ne sono felicissima perché
voglio che già da piccolo conosca che esiste non solo un tipo di
popolazione, ma che nel mondo ci sono tante razze e lui deve già
incominciare a rispettare le loro tradizioni e le loro religioni. Questo
è quello che consiglio sempre a mio figlio, non di andare tutti i giorni
in Chiesa, ma rispettare il prossimo. Poi, per l’esperienza che ho avuto
io, si può pregare anche in casa, perché penso che Dio ce lo portiamo
dentro di noi.
(intervista del 2006 da
www.intervisteromane.net)