domenica 24 febbraio 2019

            

                                                                                             la città del cinema

IL PRIMO RE

di Matteo Rovere

con Alessandro Borghi, Alessio Lapice, Tania Garribba

Italia, Belgio - 2019 - 117'

La storia di Romolo e Remo la conosciamo dalle elementari e certamente per farne un film nel terzo millennio era necessaria una chiave di lettura originale, importante.

Bene.

Il regista ha scelto di farlo recitare in proto-latino, scelta non originale visto che questa della lingua originale l'aveva fatta Mel Gibson con La passione di Cristo dove i romani parlavano latino e gli altri aramaico. A questo punto non si può che citare Adalberto Maria Merli: "E che problema c'è? Come va a finire lo sappiamo".

 

Giusta la scelta di vestire tutti di pelli e di coprirli di fango e vivere in capanne di paglia: nel settimo secolo a.C. era ragionevolmente così. Per rendere tutto più reale, hanno raccontato gli attori, pare che il regista li abbia fatti vivere veramente nella fanga per tutta la lavorazione. Dicono per farli entrare meglio nei personaggi. Sarà. Ma a me viene il sospetto che così il produttore abbia risparmiato un sacco di soldi di trucco-parrucco.

 

Sul proto-latino va detto che comunque, anche avendo studiato al liceo, non si capisce una parola anche, forse soprattutto, perchè più che parlare grufolano.

Di zio Numitore usurpatore nessuna traccia ma una continua sequela di truculente battaglie con i cattivoni di Alba. Belli, si fa per dire, gli effetti speciali: sangue, schizzi, piedi mozzi, mani mozze, teste mozze. Siamo felici per gli addetti che sicuramente si sono divertiti.

 

Non ho ceduto al sonno, tranne poco dopo l'inizio, perchè tra un ammazzamento e l'altro, facevano troppo chiasso.

Interessante l'ideologico salvataggio di Romolo che uccide il fratello perchè questo si rivela un blasfemo assetato di potere. Romolo fra l'altro è un tenero agnellino che per tutto il film giace ferito in una capanna, poi guarisce e si ritrova in duello col fratello fetente. Insomma appare come attore di parola con un monologo alla fine dove dice al mondo (i quattro gatti dell'epoca) che stessero attenti perchè questa è Roma, ha accolto i derelitti e adesso guai a chi la tocca. Molto nobile.

Titoli di coda con excursus sulla storia e le conquiste, dal circondario all'Europa, che è l'unica cosa che ho apprezzato perchè, ripeto, altro che radici giudaico-cristiane dell'Europa, le radici sono romane e se quel fetente di Mussolini non lo avesse già capito e non avesse costruito la stupidaggine della gloria dell'impero, adesso potremmo rivendicare la nostra romana e italica radice europea.


fiore di cactus :)

da www.lascatolachiara.it

 


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