giovedì 17 agosto 2017

            

                                                                                             la città futura

 

Riporto molto volentieri una dichiarazione di Roberto Morassut apparsa su FB poco prima di ferragosto 2017.

E' un po' lunga ma vale davvero la pena.

 

"L'URBANISTICA DI ROMA GESTITA CON I PIEDI DAL 2008 AD OGGI.

QUALCHE PRECISAZIONE SUI MERCATI GENERALI E SUL PALAZZO DELLO SPORT DI TOR VERGATA

Leggo una breve intervista dell'Assesore all'Urbanistica di Roma Capitale su un quotidiano di oggi.
Difende il Ponte dei Congressi (opera di Piano regolatore, finanziata dal Cipe) e boccia il cosiddetto Ponte di Traiano, inventato ad hoc per il futuro stadio di Tor di Valle ma del tutto privo di senso ai fini del sistema di mobilità del quadrante.
Bene.
Tor di Valle appare sempre più un pasticcio senza capo né coda perché nessuno (NESSUNO), dal 2013 ad oggi, ha avuto la franchezza ed il coraggio di dire che la legge sugli stadi e le sue successive integrazioni,  approvate dal 2013 ad oggi, sono un pastrocchio inenarrabile che non produce altro che pasticci anziché semplificare le cose (come ormai dovrebbe essere chiaro anche ai più ostinati sostenitori di quell'obbrobbrio) e che la localizzazione dello stadio in quel luogo è urbanisticamente sbagliata.
 

Mi voglio togliere la soddisfazione di far notare che certi criticoni del Piano regolatore di Roma, approvato nel 2008, che si sono riempiti la bocca con la parola "speculazione e rendita" (in particolare due assessori del Comune) hanno poi sostenuto e tentato di giustificare, barcamenandosi con mille assurdi equilibrismi, un'operazione che crea dal nulla un nuovo pezzo di città, attribuisce una rendita urbana enorme senza pregresse previsioni edificatorie, aggiungendo nuovi pesi insediativi e con un quadro incerto di infrastrutture e di opere pubbliche, come appare oggi chiaro dal parere reso dal MIT ad un progetto visto e rivisto un'infinità di volte.
 

Nel frattempo, questi criticoni, professionisti  della chiacchiera e del nulla amministrativo (come dimostrano le loro performance di governo), uniti  ad altri noti filosofi dell'urbanistica libresca e narrativa ma mai sperimentata sul campo, sono ammutoliti anche perché tutti i ricorsi amministrativi e civili presentati dal 2008 contro il Prg e le sue norme sono finiti nel nulla, respinti dalle sentenze del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale (leggete le sentenze, signori della chiacchiera) e che i vili tentativi di denigrare il Nuovo Piano anche per via giudiziaria o mediatica sono finiti anch'essi  nel nulla.

Nessuno ha avuto la forza di mettere in discussione politicamente o giuridicamente quel risultato.

La Sindaca Raggi, dal canto suo, ed insieme a lei Grillo, Casaleggio ed il Movimento Cinque Stelle, ci hanno rotto le scatole in campagna elettorale con le loro idiozie sull'urbanistica romana, con le loro tronfie parole d'ordine ambientaliste da quattro soldi per poi afflosciarsi in un baleno davanti al "pallone", timorosi del giudizio elettorale dei tifosi della Roma (ma non sono i primo luogo dei "cittadini"?).

Che modo di fare politica è questo?

Questa gente non ha avuto il coraggio di dire la verità.

E di dire con chiarezza che il problema degli stadi delle squadre di calcio (e a Roma, di Roma e Lazio) si può risolvere con le leggi vigenti, scegliendo le giuste soluzioni urbanistiche e purché si consideri preliminarmente il destino del patrimonio pubblico di impianti come il Flaminio e l'Olimpico per evitare che (come sta accadendo) finiscano in malora.

Alla Lazio lo dicemmo nel 2005.

Volevano fare 5 milioni di metri cubi in zona vincolata, esondabile, senza infrastrutture.

Avevano l'appoggio della Regione Lazio e di molti giornali.

Dicemmo no.

E avevamo ragione.

Eravamo alla vigilia delle elezioni regionali.

Non avemmo paura di dire la verità, in primo luogo per tutelare la buona fede dei tifosi laziali e anche l'interesse di una società gloriosa che rischiava di avventurarsi in un'impresa assai rischiosa.

Personalmente, lo ribadisco, sono romanista, mi piace il calcio ma non credo sia giusto traccheggiare in modo opportunista e falso  davanti  a certi pastrocchi.

La Roma ha presentato un bel progetto ma in un posto sbagliato.

La follia di questa amministrazione comunale è stata quella di modificare il progetto, svilendolo al livello di una banale lottizzazione e di approvare invece  la localizzazione sbagliata di Tor di Valle con una delibera il cui "interesse pubblico" è una mera espressione verbale.

Da cinque anni, a Roma, l'urbanistica equivale a Tor di Valle e questa cosa la considero un fatto ridicolo e umiliante per la città, per la complessità e varietà dei problemi e delle domande sociali che sono dietro i temi delle trasformazioni urbane.

Raggi forse non sa nemmeno dove sta Tor di Valle. Non mi stupirei se scoprissi che non saprebbe come arrivarci.

Comunque, prendo atto con sorpresa che nei documenti ufficiali di Roma Capitale (rapporto statistico 2017) e nella comunicazione (letta , verbalizzata e registrata) resa dalla Raggi in Commissione parlamentare sulle periferie urbane si ritrovano giudizi assai positivi sul Prg di Roma, di cui si auspica l'attuazione.

Si decida! 😁

Ancora un paio di osservazioni.

L' Assessore all'Urbanistica di Roma, sempre nella sua intervista di oggi, afferma: i Mercati Generali di Ostiense sono una ferita aperta da 14 anni.

Consiglio prudenza nelle parole e anche di studiare gli atti con meno leggerezza.

Gli ex Mercati generali di Ostiense sono stati dismessi nel 2002 e già nel 2005  fu approvato il progetto definitivo per la riqualificazione, dopo un concorso internazionale vinto da Rem Khoolhaas e da un'ATI che doveva redigere il progetto esecutivo, realizzare l'intervento attraverso un Project financing con concessione del bene (che rimaneva pubblico) di 60 anni.

Il tutto dopo un percorso partecipativo territoriale, con incontri popolari e questionari, per realizzare un complesso (detto Città dei Giovani) con attrezzature pubbliche, piazze, spazi culturali e per le associazioni, uffici e  spazi commerciali per la ristorazione e l'editoria multimediale.

Nel 2006 iniziarono gli scavi per i sondaggi archeologici.

A Montuori chiedo di informarsi meglio e verificare cosa è accaduto dopo il febbraio del 2008 (quando la Giunta Veltroni concluse la sua esperienza).

E gli faccio delle domande: perché Khoolhaas non è più progettista?

Perché sono cambiati progetto e destinazioni d'uso del complesso?

Chi ha cambiato le carte in tavola, perché e quando sono state fatte queste modifiche?

Quanto tempo è stato perso?

Montuori ricostruisca bene le cose prima di dire frasi inesatte.

Ancora.

Parliamo della Città dello Sport di Tor Vergata.

Anche qui è ora che tanti chiacchieroni abbiano l'accortezza di cercare carte, documenti e delibere prima di sparare fandonie.

Intanto diamo qualche elemento di orientamento per rinfrescare la memoria.

Il progetto del Palazzo dello sport di Calatrava era parte di un più ampio programma di interventi all'interno del Campus universitario di Tor Vergata.

La realizzazione del Palazzo era ed è ancora a totale carico dell'Università, titolare dei terreni e committente di un consorzio di imprese che opera in convenzione per le opere di attinenza del campus.

Il Comune di Roma provvide, a partire dal 2006 a destinare secondo gli indirizzi fissati dalla legge 396/90 per Roma Capitale, le risorse statali per realizzare il complesso sportivo come sede di eventi per i Mondiali del 2009 e come parte del più ampio progetto universitario del Campus.

Il Comune di Roma cercò sempre di stimolare (senza avere dirette competenze amministrative ne di appalto o progettazione) la più rapida attuazione dell'intervento e di operare per garantire le risorse necessarie nella forma già indicata poco sopra.

La procedura attuativa del Palazzo era incardinata (sulla base di una ordinanza della Presidenza del Consiglio di ministri) sulla struttura del Commissario ai mondiali di nuoto 2009, individuato nel Provveditore alle opere pubbliche del Lazio e responsabile del team Grandi Eventi della Presidenza stessa.

Il Commissario, secondo la suddetta ordinanza, doveva redigere il programma degli impianti sportivi e natatori pubblici e privati da realizzarsi per il 2009, sentendo il "parere" dell'Assessore all'Urbanistica il quale (secondo l'ordinanza) poteva fornirlo senza ascoltare il Consiglio comunale.

Per Tor Vergata il Commissario doveva necessariamente collaborare con l'Università ed il progettista Calatrava (da questa incaricato) per redigere il progetto.

Bene.

Va ricordato che il programma degli interventi privati (molti promotori privati, titolari di impianti sportivi natatori romani proposero di entrare nel programma chiedendo ampliamenti e strutture ricettive accanto alle piscine) fu esaminato dagli uffici comunali e tutti gli ampliamenti furono bocciati e il parare negativo dell'Assessore Morassut fu votato (anche se non necessario ai sensi dell'ordinanza) dalle commissioni consiliari competenti e dal consiglio comunale.

Dopo il 2008 si decise però, stranamente,  di rivedere tutto.

Il Commissario ai mondiali accolse di sua iniziativa molte proposte private giá respinte  ed il Comune (Giunta Alemanno) non dette alcun parere (pur dovendo).

Ne seguì un pastrocchio amministrativo ed una inchiesta giudiziaria che naturalmente non sfiorò mai la Giunta Veltroni ne il sottoscritto ma i nostri successori.

Anzi, i giudici sottolinearono la diversità di comportamento delle due Giunte.

Per quanto riguarda il Palazzo dello Sport di Tor Vergata va ricordato quanto segue.

La prima pietra fu posta a febbraio del 2007. Due anni e mezzo prima dei mondiali (luglio 2009).

A novembre del 2007 il Commissario per i mondiali approvò il progetto definitivo (dopo lunghe e insistenti riunioni chieste dal Comune che pure non aveva competenze dirette) e ne stabilì il costo per 320 milioni di euro.

Il Comune aveva provveduto a deliberare in Consiglio comunale un finanziamento complessivo per l'opera pari a 270 milioni di euro.

Quindi, quando nel febbraio del 2008 la Giunta Veltroni concluse il suo mandato, il Palazzo dello Sport di Tor Vergata (su cui il Comune non aveva dirette competenze ma al quale era ovviamente interessato al fine che si concludesse in tempo e in quanto si trattava comunque di un opera significativa per Roma) era finanziato quasi completamente, aveva un progetto definitivo (grazie alle insistenze del Comune sui diretti responsabili) e mancavano due anni all'evento.

Con l'arrivo di Alemanno accadde che il progetto venne definanziato.

Infatti a giugno del 2008 la Giunta ed il Consiglio approvarono una delibera che dirottò 70 milioni di euro, destinati alla copertura a vetri del Palazzo, dal Palazzo alla disponibilità della allora Commissione consiliare di Roma Capitale (che non si sa come li utilizzò).

Nel frattempo il Commissario per i mondiali di nuoto  approvava il progetto esecutivo del Palazzo di Tor Vergata che dai 320 milioni di euro del progetto definitivo passava ad un costo di circa 600.

Da qui lo stop dei lavori e l'impasse che ancora oggi dura.

Tutto questo per memoria.

Della Sindaca Raggi, del suo Assessore e degli innumerevoli commentatori e chiacchieroni vari che per pigrizia, incapacità e superficialità non guardano mai le carte prima parlare e che non sanno come funziona un'amministrazione.

Dal 2008 sull'Urbanistica a Roma abbiamo avuto solo chiacchiere e una gestione pedestre.

Buon ferragosto. "

 

 

angela ermes cannizzaro  :)

 


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