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domenica 04 ottobre 2015

            

                                                                                                          Hugo Pratt

Favola di Venezia - Avevo quattro o cinque anni, forse sei, quando mia nonna si faceva accompagnare da me al Ghetto Vecchio di Venezia. Andavamo a visitare una sua amica, la sta casa signora Bora Levi, che abitava in una casa vecchia. A questa casa si accedeva salendo una antica scala di legno esterna chiama scala matta", oppure "scala delle pantegane". o ancora "scala turca". La signora Bora Levi mi dava un confetto, una tazza di cioccolata bollente e densa e due biscotti senza sale, che non mi piacevano. Poi lei e  la nonna, immancabilmente, si sedevano e giocavano a carte, sorridendo e sussurrando frasi per me incomprensibili.

 

Comincia cosi l'introduzione di Hugo Pratt a Favola di Venezia,  la 25sima avventura (in ordine cronologico, 24esima in ordine di pubblicazione) di Corto Maltese, ambientata a Venezia tra il 10 e il 25 aprile 1921.

 

Come tutte le storie di Corto, anche questa è una sorta di frontiera dove si incontrano elementi di tante culture: la massoneria, la filosofia neoplatonica, il fascismo e l'antifascismo, la poesia di Gabriele D'Annuzio, il medio oriente del titolo in arabo Sirat Al Bunduqiyyah.

 

Sappiamo bene che gli eredi di Hugo Pratt sono rigorosissimi sulle immagini, come se non più della Disney. Ma Corto è patrimonio dell'umanità e quindi noi Favola di Venezia ve la raccontiamo a piccole dosi.

 

          

 

          

 

         

 

          

 

 

 

 

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