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venerdģ 29 novembre 2013

            

                                                                                                          cittą del cinema

Carosello

E chi se ne era mai accorto che il primo quadro...

Nel mio innamoramento, alla fine anche questo diventa una traccia, una presagio, un tassello lontano.

 

La sigla di Carosello aveva quattro quadri e un epilogo e ognuno dei quadri rappresentava una cittą italiana nella sua iconografia storico-popolare; insomma mandolini e tarantella con un qualche remoto sapore di stampa tardo ottocentesca in bianco e nero, gli stessi elementi che negli anni sessanta muovevano l'immaginario domestico popolare nella scelta, per esempio,  delle bomboniere simil-capodimonte. 

 

I "quadri" erano simbolici, come tutto il resto. Nelle orecchie mi sono rimasti pifferi e mandolini.

Poi, analiticamente, la logica constatazione che si trattava di immagini dell'Italia dell'immaginario. Ma quali erano queste cittą immaginate?

E solo da poco, giusto dalla settimana scorsa, la scoperta illuminante neanche fossi Paolo sulla via di Damasco.

 

Sono andata a cercarmi la sigla, sicura, ance per questioni di memoria visiva e auditiva, che c'era sicuramente Napoli di mezzo; mi ricordavo il profilo del Vesuvio e un mandolino. Ma avrei giurato che le altre cittą-quadro fossero immaginate, come le cittą invisibili di Italo Calvino o come la fantasia di u paesaggista tedesco o londinese dell'800.

 

 

 

Solo un poaio di giorni fa ho riguardato con questa specifica curiositą la vecchia sigla di Carosello e ... MERAVIGLIAAAAAAAA

Il mandolino era quasi lo stesso di quello napoletano ma il primo quadro era inequivocabilmente VENEZIA: una maschera col tricorno e una mandola e sullo sfondo, stilizzato un Canal Grande improbabile ma con un riconoscibile caricaturato Ponte dei Sospiri.

A seguire le trombe e lo spazio circolare del Palio di Siena, a seguire il Vesuvio, e seguire il piffero di un saltarello sullo sfondo di una riconoscibilissima romana piazza del Popolo. E poi la chiusura con qualcosa ch fra archi leggeri e spechi d'acqua progettati, forse voleva ricordare le settecentesche prospettive della Reggia di Caserta.

Ma prima, prima fra tutte, prima nel sogno, era la mia Venezia.

E chissą che non sia diventata mia anche per questo, per l'incanto di quella sigla che tutti aspettavamo da bambini.

 

angela :)

 

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