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giovedì 16 luglio 2015

            

                                                                                                          veneziando

 

 

Le perle di vetro di zia Nanna

Zia Nanna, diminutivo di Fortunata, era la sorella maggiore di mio padre; rispettata, matriarca come tutte le sorelle, cinque figli, un marito sottomesso.

Tutti gli anni andava a Venezia e francamente non so per quale motivo. In famiglia non ricordo particolari inclinazioni alla cultura, al cinema meno che mai. Ma adesso, mentre ne scrivo, mi viene da considerare che essendo il marito un famoso decoratore (pare che avesse fato gli stucchi di tute le chiese della città prima che il gesso gli facesse venire una allergia alle mani. E quindi forse c'era un qualche motivo legato alla "bellezza" e all'arte. Chissà... Ma poichè non lo sapremo mai, mi piace pensare così e in questo modo rendere omaggio al sorriso dolce di zia Nanna che nascondeva un carattere di ferro.

In fondo il mio primo ricordo di Venezia è legato a lei perchè tutte le volte che tornava da Venezia, mi portava un regalo.

Furono tre collane di perle di vetro, un piccolissimo porta confetti col coperchio fatto a mosaico con piccole scaglie di vetro, e, l'ultimo anno, visto che ero già adolescente, una boccetta di profumo della LInetti, "Notti di Venezia", una colonia che nel nostro quartiere di periferia di città meridionale nessuno conosceva.

 

Le perle di vetro ce le ho ancora, anche se non in forma di collane perchè uno ei giochi preferiti, diventato poi un gioco da adulta, era quello di scomporre e ricomporre all'infinito le "perle" di vetro e quelle di zia Nanna me le porto dietro da 40 anni.

Non ricordo l'ordine in cui le collane mi sono state regalate.

Una era di perle rosso sangue sfaccettate come brillanti; di quel vetro rosso rubino che lo trovi solo a Murano ed è uno dei più cari.

un'altra era di perle tipo swarowsky (allora in mente dei) color acquamarina, di quel meraviglioso celeste assoluto, leggermente tendente al cobalto, senza nessuna traccia di turchese.

E un'altra, quella che avrei scoperto essere diventata la più preziosa, era di grossolane perle di vetro turchese decorate casualmente con minuscole colate di oro e scaglie i vetro di colore compatto, una fattura ormai inesistente.

 

Questi tesori sono adesso in forma di braccialetti su filo d'acciaio. Inamovibili perchè anni fa decisi che le cose veramente importanti era ora che si fermassero, era ora che si fermasse l'eterno smonta e rimonta, era ora che giungessero finalmente ad una certezza.

 

Grazie a zia Nanna, ho potuto associare Venezia all'idea del "tesoro" e della bellezza. E credo che sia stata proprio "bellezza" la parola che la muoveva a comprare per me collane di vetro.

 

Grazie.

 

angela ermes :)

 

 

 

 

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