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domenica 20 ottobre 2013

            

                                                                                                          veneziando

San "Guido" Maggiore

 

 

Non so più quante volte ho scattato una foto da questa angolazione.

San Giorgio Maggiore sembra stare lì apposta...

 

 

 

 

Mi ricordo certamente la prima, nel 1987, In preda ad un vero colpo di fulmine per la città, avevo trascinato l'allora mio compagno in una vacanza fuori dai canoni, era maggio e avevo preso una casa in affitto per due settimane, a Cannaregio. Per la gioia camminavo come sollevata, ad almeno venti centimetri da terra (cosa che detto fra noi mi conferirebbe una altezza accettabile). Mi ero trascinata dietro anche la gatta Micia che, devo dire, mi sembrava più possibilista del perplesso compagno che fino ad allora aveva fatto sempre vacanze più ortodosse: il mare, la montagna, un viaggio all'estero... Micia uscì con molta cautela dal suo cesto da viaggio, esplorò con molta circospezione la casa e dopo dieci, forse quindici minuti,  cercò da mangiare.

 

La mia intenzione era di fotografare tutti i luoghi descritti in un certo romanzo ambientato a Venezia e che mi aveva aperto il mondo di una Venezia fuori dai circuiti del turismo e dell'ebraismo. Già all'epoca, quando ancora il temine multimediale non mi sembra esistesse, io volevo farne una specie di romanzo illustrato, pensare al testo come ad una traccia per una guida insolita di Venezia, idea che mi sembrerebbe  ancora interessante se nel frattempo non avessi scritto la sceneggiatura per un film che spero piaccia al produttore.

Una dei luoghi era, appunto, la Riva degli Schiavoni dove i due innamorati si trovano a mangiare della frutta in un pomeriggio di ottobre. Non ricordo se ho rispettato gli orari, certo era maggio e il sole aveva tutt'altra angolazione ma ci ho provato e le foto furono queste.

 

 

 

 

E poi...

E poi mi venne subito dopo come una frenesia a metà fra il desiderio di sperimentare e quello di materializzare, reiterare una fuga. Ero ormai infelice non a Roma ma nella mia vita romana. E presi a fotografare con una pellicola DIA le foto già fate usando il l'obiettivo MACRO. Tecnicamente parlando forse non fu una brutta resa.

 

 

 

 

E poi...

E poi nel 1990 presi casa in affitto sul serio, contratto per un anno, rinnovabile. Non ci abitavo, dividevamo l'affitto con altre due amiche, ognuna di noi ci andava per motivi propri, il mio motivo era la fuga; era bellissimo pensare di avere in tasca le chiavi di una casa a Venezia... poterci andare in qualunque momento... In quel periodo non osavo più portarmi dietro la preziosa Nikon del compagno da cui fuggivo, avevo una piccolissima compatta che conservo ancora gelosamente per affetto, la mia prima macchina fotografica veramente tutta mia, comprata con i miei soldi, di quelle con il fuoco fisso e l'obiettivo 35 mm che dilatava lo spazio ma alterava (io trovo piacevolmente) i colori in condizioni di luce critiche.

 

E poi...

E poi ci sono le cartoline che ho comprato in quegli anni  negli anni che a Roma mi sentivo come in esilio e che ho disciplinatamente digitalizzato: la neve... lo scirocco... il tramonto....

 

E poi...

E poi una o due, forse anche tre vite dopo, nel 2009, la biennale d'Arte aveva installato sulla riva una grande mano. Come resistere? Mi ricorda talmente tanto un'altra foto, fatta alla mia mano che si specchia nella vera da pozzo dentro il cortile di Ca' Soranzo dove abitava Raffaele, che tendo a sovrapporre gli anni e invece, quando ho scattato questa foto, Raffaele se ne era andato via già da tre anni. E alla perdita di un amico come lui non c'è consolazione. Tempus fugit.

Raffaele, Zuccherino, fratello e compagno di allegria e di cultura, poterti rivedere è una delle pochissime digressioni che faccio al mio ateismo. Se c'è un mio paradiso, tu sei lì e io ti ritroverò. Ti voglio bene.

 

E poi...

E poi a novembre due anni fa, quando andavo ad incontrare Lavinia, amica romana con casa a Venezia che in quel periodo pensava di voler cambiare la sua bella e comoda casa in Calle dei Fabbri (due passi da San Marco)  con una in una zona più tranquilla, a Castello, e mi aveva chiesto se la volessi accompagnare. La casa che vedemmo non era granchè anche se la zona è incantevole e alla fine Lavinia è rimasta in Calle dei Fabbri anche perchè un certo problema di rumore mattutino generato da un prestigioso hotel dirimpettaio pare si sia finalmente risolto.

 

E poi....

E poi l'anno scorso quando per la prima volta da questo imbarco "noi accreditati" abbiamo potuto prendere la "nostra" navetta gratuita diretta per la Mostra del Cinema. Certo, trasuda spocchia ma va anche considerato che gli accreditati alla Mostra siamo davvero tantissimi, un piccolo popolo che affolla vaporetti e autobus a Lido e che i veneziani sono ben contenti di non incontrare sui mezzi di trasporto perchè facciamo casino e rubiamo spazio. E che fai mentre aspetti la linea 20, visto che sei disciplinatamente arrivata per tempo visto che passa ogni 15 minuti e se la perdi perdi la prima proiezione? Scatti una foto, il primo giorno, ringraziando ancora una volta la sorte, dio, il caos... che ti hanno portato di nuovo in questo posto meraviglioso. Di qualche mattina dopo, senza polveroso meraviglioso scirocco, è questa foto con una grande nave da turismo che incombe, apparentemente, su San Giorgio. So che non incombe affatto, pochi mesi prima ero a bordo della stessa nave.

 

E poi...

...No. L'anno scorso quando a novembre sono andata per girare La nave di Zach, al bar ai Giardini al tramonto con Zach e almeno tre sprizz, San Giorgio era fuori campo ma sarebbe apparso di notte nel film.

 

E infine Guido, un collega di accredito che avevo notato già l'anno scorso, bello, di quelli che tiene il naso ostinatamente dentro al suo giornale, tanto riservato e bello che pensi che un po' se la tira, con un look troppo colorato per passare inosservato. L'ho ritrovato quest'anno il primo giorno della Mostra del Cinema e ho fatto questa foto, la mia prima foto di San Giorgio popolata da una persona. Confesso, è stata una foto a Guido (che ancora non sapevo sui chiamasse così), rubata per birbanteria, perchè mi piaceva tanto portarmi dietro quella inconfondibile giacca gialla e il suo naso dentro al giornale. Solo un paio di giorni dopo ho pensato che quella foto sul mio iPad poteva diventare la scusa per attaccare bottone con quel misterioso signore. E così ho scoperto che Guido è simpatico e molto gentile, insomma un altro compagno di accredito da ritrovare l'anno prossimo. Ciao Guido

 

angela :)

 

 

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