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martedì 07 luglio 2015

            

                                                                                                          pittura

 

Venezia di Chantal

 

 

Quell'anno Chantal, pittrice parigina a Roma e in Italia , mi chiese se potevo fotografare i suoi quadri in modo da utilizzare le foto per brochure, proposte ai galleristi....

Mi sembra di parlare della preistoria. Adesso parlerei di e-book fotografico.

Lavoravo con gioia intorno ad un gruppo di amici che intuivano l'importanza della foto-documentazione: mi davano i loro dipinti. i loro acquarelli, i loro collages... un amico antiquario perfino una serie rarissima di antiche stampe... Usavo la luce più potente e naturale del mondo, quella del sole in terrazzo. E fotografavo con una reflex Olympus in due versioni: diapositive e color.perchè i tipografi si dividevano in due categorie; e per i galleristi cominciava ad essere più immediata la diapositiva. Sembra preistoria e invece era solo la metà degli anni '90, l'altro ieri. Ancora due/tre anni e sarebbe esplosa la fotografia digitale (ma ve lo ricordate quanto costavano le prime macchine fotografiche digitali?) e internet. E la nostra vita sarebbe diventata più semplice.

Io però ricordo la fatica e l'emozione (e anche la pura che non si rovinassero) di quelle opere portate a casa, portate poi sul terrazzo condominiale... E il "silenzio" del cercare l'inquadratura guardando nel "nero" del mirino della reflex e poi lo scatto. Tutto senza sapere che cosa sarebbe successo: bisognava aspettare che il laboratorio stampasse.

Preistoria.

 

Di qualcuna delle opere mi innamoravo perdutamente e chiedevo all'autore se potevo conservare un duplicato della diapositiva.

Questa di Chantal è uno dei colpi di fulmine.

Uno dei quadri che avrei voluto dipingere io, uno dei quadri che vorrei possedere.

Sì, certo, Chantal, per altro francese, aveva negli occhi Monet e il suo Palazzo Da Mula. A me però questo dipinto di Chantal mi fa pensare alla visione più vicina all'esperienza di tutti quelli che stanno sul battello e guardano l'acqua del Canal Grande e si chiedono come sia possibile tanto rigore geometrico da un elemento così mobile come l'acqua. Senza contare che Chantal ha "visto" che l'acqua di Venezia non è blu ma verde e per lei è verde smeraldo.

Che meraviglia.

 

angela :) 

 

dedicato a Franco Ferrarotti che mi ha fatto ricordare l'emozione della fotografia analogica.

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