mercoledì 14 settembre 2011
fuori porta
speciale Venezia 2011 e dintorni
E dopo le bocche di Bonifacio, dopo un mare calmo, dopo un pomeriggio fra un ponte solitario e un salone e un ponte piscina dove mi sono detta "godi questo vento perchè forse passa molto tempo prima di sentirlo, ecco Civitavecchia.
E la sorpresa: una navetta gratuita che ci porta alla stazione, che a Civitavecchia è dalla parte opposta al porto.
E poi il ritorno a casa con un treno regionale, vecchio e tutto sommato tenero. E' stata una gran bella vacanza.
Seguono video su www.lascatolachiara.it
Stai con me,
per un minuto,
in questa pace.
Mentre la nave brulica di turisti, non ti dico cos'è il ponte 11, quello più alto con la piscina, sono riuscita a capire dove sta quello delle scialuppe di salvataggio, deserti tutti e due, al massimo frequentatati dai rari fumatori (tutte donne), anche perchè è al piano delle cabine e non ci sono sedili. Strano, niente sedili nemmeno su Tirrenia. Deve essere una operazione di marketing: ci si siede solo dove si consuma: bar, ristoranti, selfservice. Io invece mi sono seduta per terra e ho usato i parapetti come supporto per l'iPad e le riprese che sembrano da cavalletto. Tiè.
Porto
Torres
Trattasi della "solita" cittadina della Sardegna e cioè pulitissima, curata nei minimi dettagli (vedi panchine sul lungomare, marciapiedi, pinetine, discese a mare, sabbia, intonaci perfetti, praticelli e siepi). E dal lungomare agli approdi del porto, anche quello industriale, la navetta è gratuita. Che città civile!
Porto
Torres
Io la luna piena sul mare all'alba non l'avevo mai vista.
E si commenta da sola
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Giuro. Avevo spento la luce, spento il computer, stavo per andare a dormire, fare la brava, dormire almeno sette ore, cullata. Poi, a luci spente, ho visto il blu latte che entrava dall'oblò della cabina, ho guardato fuori e ho visto che la luce della luna aveva fatto una magia che, purtroppo, nessuna macchina fotografica, almeno quelle di cui dispongo, può riprodurre. Un blu latte celeste scuro, nessun orizzonte ma qualcosa che in questo scuro so mescola e dal questa luce oscura il mare appare e le onde sono come giganti di seta blu celeste latte scuro. Mi sono scaraventata sul ponte ma con le luci non ho visto che una pallida idea di quello che vedo al buio della cabina. Ne valeva la pena, sì.
Il corridoio delle cabine è lunghissimo. Non ho resistito: quando tutti erano già a dormire sono andata da una estremità all'altra (la mia cabina era in mezzo) e l'ho misurato: 279 passi dei miei che saranno 50 cm, 90 metri. Domani, sempre che a Roma non faccia ancora tanto caldo, forse mi piacerà vedere quanti passi sono per esempio piazza Navona, tanto per dare una dimensione a queste navi. Navi... Navona... hi hi
Anche se non mi servisse coma l'aria questa notte cullata in una comoda cabina, la luna piena che sorge dalle colline di Genova e poi fa il bagno in mare, varrebbe il viaggio.
Che sonno....
Non metto in dubbio che i genovesi, a detta fri genovesi stessi, siano quelli del "mugugno" perenne. Anna e Pepi dicono che quando in un negozio qualcuno sorride pensano di essere stati catapultate in un'altra città o che la commessa stia molto male. eppure oggi ho avuto sorrisi. Il piu' bello è stato poco fa sulla nave, fotografavo con l'iPad e un uomo anzianotto della sicurezza ma ha detto "Benvenuta al porto di Genova"
Genova
per noi
A guardarla dalla nave Genova è esattamente il contrario di Venezia: arrampicata sulle colline, attraversata in tutta la sua lunghezza da una sopraelevata sempre piena di macchine... mi da l'idea che i genovesi siano altrettanto tenaci ma di segno diverso.
Genova
per noi
Anche Genova continua ad essere posto di transito ma essendo un porto mi sembra normale. Anche Genova è pensata per i viaggiatori: la stazione principale, Piazza Principe che i genovesi chiamano "principe" e basta, non è lontana dal porto, io vi ho messo di più perchè non conoscevo la strada ma direi una quindicina di minuti a piedi. Se po' fa.
Il porto ha un terminal e area passeggeri che sembra un aeroporto, display delle partenze, biglietterie di tutte le compagnie di navigazione, Mac donald e Coop. Che città civile!
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In cima a Roccaverano che è la patria della robiola, c'è un baretto dove la globalizzazione ha fatto giungere il partenopeo limoncello indispensabile per digerire il plin col ripieno di carne d'asino (buonissimi) e c'è un bel fresco "corroborante" come lo definisce Gian Piero e ha ragione: siamo a 900 metri e ad Asti ci sono 30 gradi soffocanti. Il cotto scompare e tutte le case sono in pietra, ricordano le architetture della Liguria che è vicina (66 km da Savona) ma che è lontana perchè ci sono tante colline in mezzo.
Asti di cotto
Mi stupisce sempre questa imponenza fatta di mattone, piccolo mattone con piccoli intarsi di pietra bianca ad impreziosire l'edificio. Cotto caldo in una città dove "l'inverno è lungo" e dove i locali non hanno i tavolini fuori nemmeno in estate. Mattoni perchè la pietra non c'era, evidentemente, mentre l'argilla era lì, lungo i letti dei tanti fiumi. Bella, la cattedrale di Asti.
Asti città della famiglia Gancia. Gancia che per i bambini di famiglie modeste degli anni '50 e '60 significa Natale (per via dello spumante)
Piemontesi
Gian Piero ci ha tenuto a portarmi qui in cima nelle alte Langhe per farmi vedere questa targa che lui crede riassuma molto bene il carattere dei piemontesi che non so se siano "falso e cortesi" anche perchè i luoghi comuni mi irritano e trovo che tendano ad accentuare caso mai i difetti. Ma li sento persone "perbene".
Torino
Continua ad essere di passaggio anche se stavolta ho fatto un breve giro in macchina e ho preso un aperitivo nel quartiere accanto alla Mole Antonelliana dove Banca della Memoria ha gli uffici: quel tanto che basta a farmi sentire Torino come una città tranquilla nonostante il suo quasi milione di abitanti e nonostante sia sabato sera.
Verso
Torino
Stasera cena di lavoro anche se è sabato con i colleghi torinesi di Banca della Memoria. C'è qualcosa in questa campagna, in questi colori, complice la luce radente del tramonto, che mi sfugge; un sentimento di solitudine che non può essere vero perchè la padana da Ferrara a Padova è altrettanto "vuoto". C'è come una malinconia che mi fa pensare a Cesare Pavese ma è perchè ho letto qualcosa, molto tempo fa...
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Come ogni anno c’è un ultima serata
della Mostra del Cinema. Le mie non sono serate a Lido, preferisco
godermi anche la mia Venezia. Quest’anno c’è stata la scoperta
dell’ufficio mobile, computer su ginocchia, bibita in borsa e la sera
che diventa notte.
L’ufficio più bello è stato alla punta della Dogana, la sera che
arrivava il temporale. Ma sono stati belli anche quello a Lido sulla
riva Corinto, in pineta all’ora di pranzo e quello a S. Elena la sera
sulle panchine davanti al vaporetto, forse è quello che mi mancherà di
più. Ma ne ho visti tanti altri: le scale della Salute, le panchine di
Campo San Vio, le vera da pozzo di Santa Sofia, gli attracchi dei
traghetti sul Canal Grande a cui si arriva da calli secondarie, spesso
nascoste, i piccoli pontili di gondole e barche ancora più segreti che a
volte scovano solo biondi ragazzi americani molto intraprendenti.
Stasera un arrivederci alla Mostra del Cinema all’anno prossimo,
a Venezia un arrivederci più ravvicinato: tornerò come ogni anno per la festa della Salute "ma questa è un’altra storia", come disse Moustache di "Irma la dolce".
...e domani il viaggio continua
Se non bastasse la letteratura e l'immaginario, qualcuno facendo la pavimentazione dei vialetto a S. Elena lo ha voluto sancire con la pietra: una a forma di cuore , proprio sul vialetto che porta a casa di CristinAlberto (sì, proprio così, tutto attaccato). Mi piacerebbe conoscerne la storia, sapere di chi e stata l'idea, se e stata una romantica marachella della ditta appaltatrice o una cosa concordata col municipio. E comunque la messa in opera non può essere stata affidata al caso perchè deve per forza essere stata posata prima quelle pietra e poi le altre intorno altrimenti non si sarebbero mai trovati i tagli giusti
ci sono immagini che raccontano storie. qui siamo a Lido, riva di Corinto, davanti ad un gruppo di case popolari degli anni '30 che sono pregevoli come villette. Sulla strada circolano biciclette. C'è una pace che è difficile descrivere.
Qualcuno ha pensato bene di lasciare sul bordo della riva una sedia portata dal giardinetto di casa, per il piacere di stare, forse, in un giardino più grande. OP forse è un abitante del secondo o del terzo piano che, non avendo il giardinetto, si è ritagliato un posto nel giardino più grande. E non è cha manchi il posto a sedere: la foto è stata scattata mentre ero seduta su una comoda panchina e come questa di panchine ce ne sono una ogni... 100? duecento metri?
Il
mio personale snack bar
Basta organizzarsi. Venezia non è una città da “fagottari” come Roma,
nel senso che mentre roma mi sembra disseminata di panchine, di sagrati
di chiese, di fontane…. A Venezia trovare un posticino, sedersi e
mangiare il proprio panino non è così semplice. Francamente, così su due
piedi, non mi vengono in mente tutte queste panchine in campi e
campielli. Alle Zattere, per esempio, non me ne viene in mente una che
dicasi una. E non viene a nessuno di accomodarsi sui gradini dei ponti
perché sono “strade” a tutti gli effetti. Restano gli approdi delle
barche, a meno che non siamo le ore di alta marea (semplicemente alta
marea, non acqua alta, quella è un’altra cosa). Per i miei pranzi super
economici a Lido, ho trovato gli scalini lungo le fondamente dietro il
Palabiennale (campo del rugby): ci si parcheggiano i camper, ci sono gli
alberi, davanti c’è una piccola isola che negli anni ho visto
restaurata… c’è anche un’altra giovanotta che zitta zitta viene a
mangiare il suo panino. E’ sola, avrà trent’anni, ha l’accredito
culturale dei poveri che amano il cinema, in sala siede sempre laterale
vicino alle porte di uscita, per fare prima a rimettersi in fila.
Tenera. Magari è una giovane insegnante il cui stipendio non le consente
di spendere dai dieci ai 15 euro a pasto. Ma al cinema non rinuncia.
Come la capisco.
Tra i tanti modi di arrivare a Venezia, l'anno scorso ho sperimentato quello più lungo: sono arrivata dalla Grecia con questa nave. ma è una storia che presto potrete leggere. Bella eh? Otto ponti, è alta quanto il campanile di San Giorgio ma di navi così a Venezia in questo periodo ne arrivano e ne partono più di una al giorno, solo stasera nel Canale della giudecca ne ho viste partire tre, due di MSC crociere, tutte ancora più alte e più grandi di questa. Uno spettacolo. Una meraviglia.
I
luoghi all’ombra
Non aveva mai fatto così caldo in questo periodo, almeno dal 1999, da
quando ci vengo. Stamattina ero ad una conferenza nella sala degli
stucchi all’Excelsior, guardavo fuori e c’era la stessa atmosfera di
quando al mare diventa tarda mattina e tu torni a casa e le tende si
muovono. Bello, ma guardavo il terrazzo assolato e mi sono chiesta come
avevo fatto l’anno scorso ad andare li e fare le foto. Semplice: faceva
freddo, come ogni anno, tanto che come ogni anno mi ero comprata un
maglioncino al mercatino del giovedì, 18 euro.
La Mostra con questo caldo insolito per me diventa molto faticosa.
E Lido è un posto assolato. E c’è da capirli: Venezia è una città del
nord, qui il sole è una cosa importante, almeno lo era. Basta guardare
la pianta: le fondamente sono tutte verso sud, in modo da essere sempre
esposte al sole, così la Riva degli Schiavoni, giù fino a S. Elena, le
Zattere non ne parliamo.
L’unico posto dove la mattina e anche all’ora di pranzo si può godere il
fresco sono le Fondamente Nuove. E la Giudecca, non a caso (ex) zone
popolari di poco pregio.
A Lido per avere ombra bisogna aspettare il pomeriggio su lungomare
Marconi; alla Mostra significa che ci sono le scale del Casinò dopo una
certa ora del pomeriggio, diciamo le tre e mezza/quattro ma da tre anni
davanti c'è il cantiere per il nuovo palazzo del cinema che chissà
quando e se verrà mai più costruito, sono scale tristi; una volta ci si
sedeva e si vedeva passare il mondo.
Ma tornando al fresco, per il resto bisogna
aspettare la sera.
E
poi ....
Si suda, si diventa
appiccicosi,qualcosa nella borsa suona la metal detector e sono
costretta al deposito bagagli prima di entrare in sala. Uffa. Non avessi
mai portato l’alimentatore del pc, tanto più che come sempre l’area è
sguarnita di postazioni per la ricarica, e le due prese due al bar del
casinò sono una scardinata dal muro, l’altra strategicamente circondata
da tavoli scomodi con sgabelli alti. Però poi si esce dalla sala dei
poveri 7accrediti cultura, tendone al campo da rugby) e sulla laguna
Venezia ci regala questo tramonto.
1
settembre
Novità
Alla Mostra del Cinema grande novità:
abbiamo tempo per la pausa pranzo: a differenza degli anni precedenti
fra la seconda proiezione del mattino e la prima del pomeriggio c’è
un’ora e mezza di buco, come alla Festa di Roma. Non so se abbiano
“tratto ispirazione”, di sicuro negli anni si devono essere accumulate
le proteste dei “forzati” della Mostra. Di sicuro il gestore del punto
ristoro (da due anni divenuto unico) è felice perché siamo tutti qui a
pranzo.
Nota: ieri sera, dopo una giornata di caldo e sole disumano (per essere
fine agosto), l’ultimo pensiero prima di dormire è stato “chiunque tu
sia, fai venire il freddo, una insospettata e imprevedibile
perturbazione. E infatti, oggi, ore 13.48, sta cominciando a piovere con
tanto di tuoni.
Ovviamente la pioggia non ha portato fresco, o almeno anche se lo ha
fatto, ha alzato il tasso di umidità.
31
agosto
Un vaporetto... sì, ma quello giusto
Ho cambiato programma, non vado a Lido anche perché c'e un documentario e un film cinese. In compenso forse ho capito come fare ad avere il posto sui sedili davanti sul vaporetto. Non e' cosa da poco: la linea 1 ormai ha molti mezzi nuovi e i vecchi vaporetti con posto panoramico sono rari.
Perchè? Perchè voglio fare la ripresa del Canal Grande integrale: magari lo hanno fatto altre mille persone ma ... io voglio anche provare la qualità delle riprese fatte con il mio i-pad.
A piazzale Roma, partenza (o arrivo) della linea 1 bisogna avere la pazienza di aspettare il battello giusto. sono stata fortunata: sia la prima che la seconda volta è stato il primo che arrivava.
Sì, questo viaggio che dura cieca 45 minuti, l'ho fatto de volte. La prima verso le due del pomeriggio per scoprire che non era partita la registrazione e mi ero persa il ponte di Calatrava che, come tutte le cose nuove, ha diviso i pareri dei veneziani ma io lo trovo bellissimo. Ma in questo primo viaggio ho scoperto che date le anse del Canal Grande, da rialto all'accademia ero in controluce. Questo ovviamente alla faccia della mia dichiarata dimestichezza. E così ho deciso che il viaggio andava fatto al tramonto. ho calcolato bene i tempi in modo da non ritrovarmi al buio... e ce l'ho fatta.
Per vedere i risultati però bisogna aspettare che io torni a Roma.
30
agosto
Un treno, un vaporetto...
Non me ne vogliano i veneziani ma considero Venezia una specie di dependance romana..
No. Detto così suona offensivo.
E non m e esattamente quello che voglio dire.
Voglio dire che è come se fossero parti della stessa città. Forse perchè sono parti della stesa vita. Qui non riesco a sentirmi fuori casa tanto meno lontana.
In parte è la facilità con cui si arriva: un autobus, un treno, un vaporetto. Almeno nel mio caso. Lo raccontava anche il mio sogno di un paio di notti fa (o era la pennica?) Ero a Roma, in giro, decidevo dio fare un salto da Sfefi prima di passare dal Pantheon dove avevo qualcosa da sbrigare. E tutti i veneziani mi dicevano dal Pantheon?
Ma non è solo la velocità del treno. A volte ci arrivo facendo
lunghissimi giri. La verità è che mi è familiare e so di essere
privilegiata.
Un autobus, un treno, un vaporetto.
Questa TAV di oggi è stata clemente: al posto accanto non ho avuto nessuno da Bologna a Padova quando si è seduta una giovane donna incinta e sospirosa; di fronte c'era una signora piccoletta come me e quindi, per la prima volta da quando sono apparsi questi treni veloci ma con lo spazio ridotto al minimo (massimo rendimento dello spazio), ho viaggiato senza avere i piedi del dirimpettaio in bocca.
angela :)