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parole d'argento
Al centro anziani di Magliana
Sindacalista della FIOM ancora in attività, vivo dal 1971 alla Magliana,
provengo dalle baracche di Prato Rotondo.
Diciamo subito una cosa: ancor prima che la Magliana venisse così densamente
abitata già era “il quartiere sotto l’argine del Tevere”, costruito in
dispregio di tutte le normative urbanistiche dai famosi palazzinari degli
anni ‘60/70, il famigerato “sacco di Roma”, quindi già la partenza era stata
sul piede sbagliato. Poi dal momento che il Comune di Roma ha insediato qui
tutti, o in gran parte, gli abitanti dei “borghetti” e contemporaneamente
altri fabbricati sono stati occupati da senzatetto e da sfrattati, anche
questo è stato un altro elemento che non ha certo favorito un inserimento
socialmente equilibrato. Il che di per sé doveva comportare comunque un
impegno delle autorità pubbliche a fornire servizi adeguati; invece c’è
stato questo improvviso afflusso di 30.000 persone in un fazzoletto di
terra.
Non c’erano negozi, soprattutto non c’erano scuole né alcun tipo di servizio
culturale. L’impegno di fare qualcosa è stato preso essenzialmente dalla
parrocchia, dalla locale sezione del PCI e dal comitato di quartiere. Queste
strutture naturalmente non potevano gestire una situazione in cui mancava
tutto. In realtà, i primi anni della Magliana sono stati caratterizzati da
una grande solidarietà della gente e da una serie di lotte molto forti.
Ricordo, e siamo nel 1972, una manifestazione con tre enormi cortei: uno che
veniva da Ponte Marconi, con gli operai dell’ Ottica Meccanica e i ragazzi
delle scuole, uno formato dai cittadini, in gran parte donne con i loro
bambini più piccoli, che non avevano asili e scuole, uno con i lavoratori
della metalmeccanica, solo della Fiat erano oltre settecento, più quelli di
tante altre fabbrichette, tutti gli operai dell’edilizia, dai cantieri che
costruivano Villa Bonelli e tutto intorno. Si era completamente riempita
piazza Certaldo e le vie adiacenti.
Queste grosse battaglie hanno ottenuto che finalmente ci sia stato un
interesse verso la costruzione di asili nido, scuole, anche se in ritardo.
Questo però non è stato sufficiente a creare delle condizioni tali da
rendere vivibile il territorio in confronto al resto della città. Mancava
soprattutto il lavoro per i giovani e il conseguente grave disagio sociale e
morale.
Da qui la necessità di un lavoro comune svolto inizialmente da strutture
solitamente antagoniste. C’erano dei preti veramente bravi e attenti, che si
resero conto dell’utilità di una stretta collaborazione con un forte PCI che
in zona raccoglieva il 66% dei voti. Bene, il Vicariato intervenne e
trasferì i sacerdoti più attivi interrompendo questo rapporto di
collaborazione: non si doveva lavorare con i comunisti!
Ciò indebolì fortemente la possibilità di intervento. Dopo di che sono
successi degli episodi singoli, come può essere stato il “canaro” che ha
bruciato il suo nemico, la banda della Magliana, che non hai mai avuto a
vedere con gli abitanti del luogo, fenomeni insomma che potevano benissimo
succedere in qualsiasi altra parte.
Oggi siamo in una fase in cui la Magliana avrebbe certo bisogno di tante
altre cose ancora: soprattutto c’è una situazione di parcheggio assai grave,
dal momento che hanno costruito le case ma non i garage. Gli spazi ci
sarebbero: la tanto invocata bonifica dell’ansa del Tevere dovrebbe poter
significare, per esempio, prendere un ettaro, due, di tutto quell’enorme
spazio, spianarlo, asfaltarlo, tracciare i riquadri a calce, senza neanche
arrivare a fare singole assegnazioni e spostarvi quel migliaio di automobili
che ora asfissiano le nostre strade. Fare quei duecento metri a piedi per
arrivare a casa dopo aver lasciato la macchina sarebbe oltre tutto salutare.
Bisognerebbe farsi pressanti portatori di queste richieste presso le
autorità, ma il fatto è che ora le spinte solidali e sociali non ci sono
più; la Magliana è un quartiere di vecchi: quelli che hanno fatto le
battaglie negli anni ’70 e avevano, che so, 30 o 40 anni, ora sono nonni,
sereni e appagati, e vengono a rilassarsi e a socializzare qui al Centro
anziani.
luigi