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                                                                                                  parole d'argento

Al centro anziani di Magliana


Io sono arrivata nel '70 abitavo a Forte Bravetta; mi avevano fatto lo sfratto perchè al proprietario serviva casa. e a quel tempo mi avevano detto che qui davano le case agevolate, nel senso che ti davano un anno di riscaldamento gratis, ti davano due mesi gratis.

Qui in un anno si è riempito tutto; in due anni hanno fatto questi palazzoni e in un anno si è riempito tutto tant'è che quando abbiamo preso casa noi non c'erano neanche le strade, c'erano le palanche per strada.
Magliana è stata costruita dal '68 a fine '70. quando io sono venuta nel 70 stavano finendo gli ultimi palazzi
Qui abbiamo tutti una situazione particolare; chi viene da una casa occupata, chi viene da uno sfratto, chi viene che la casa era piccola, tutti con problemi. Infatti qui ho ritrovato la solidarietà. Io so' di Trastevere e noi eravamo abituati con le case aperte, cioè se mi madre litigava col marito, veniva 'a vicina a dì  "ma no fermete". Era come una grande famiglia. Trent'anni fa io qui ho ritrovato la solidarietà: quando ci siamo messi a lottare per la casa in pratica ci siamo ritrovati tutti per lo stesso problema. Adesso la situazione si è un po'...  perchè le case sono state vendute, il problema della casa si è un po' risolto...però posso dire che la vita sociale che faccio qua io all'altri quartieri non l'ho trovata.
La lotta per la casa è cominciata che io abitavo alla casa delle banche, insomma erano di un ente privato e qui c'erano palazzi che erano del comune. Che succedeva: mentre noi pagavamo nel '70  45mila lire, e guarda che 45mila lire nel 70 era tanto, quelli del comune ne pagavano 15, non arrivavano a 20 mila lire. E lì s'è cominciato a dire " ma perchè, li stessi palazzi, le stesse condizioni..."

Abbiamo cominciato un po' autonomamente, poi ci siamo organizzati. Poi con dei compagni che hanno fatto indagini siamo venuti a
sapere che la Magliana era stata costruita sotto al livello del Tevere e questo è stato un po' il nostro cavallo di battaglia nel senso che la zona era malsana, c'era tutta una sanatoria da fare. Se uno si chiede com'era stato possibile è  che allora hanno fatto delle variante al piano regolatore per poter costruire tant'è che io che sto al primo piano e tutti quelli che stanno al primo piano, quando abbiamo deciso di comprare le case abbiamo scoperto che non avevamo l'abitabilità, la mia casa sul contratto c'era scritto uso ufficio, e infatti per poterla vendere c'è stata tutta una procedura, una sanatoria con cambio di destinazione d'uso...

Quando siamo arrivati eravamo senza un telefono... c'era un solo telefono pubblico che stava dal tabaccaio sulla piazza , non c'era luce per le strade,
l'ultima corsa dell'autobus era alle 8 e mezza dopo di che la zona rimaneva completamente isolata. La chiesa stava dentro a un magazzino. Ecco perchè ci hanno dato un anno di riscaldamento gratis, due mesi gratis:
perchè dovevano in poco tempo riempire tutti i palazzoni. Per cui noi ci siamo ritrovati a fare i pionieri, abbiamo cominciato a fare la lotta per il telefono perchè la Sip non allacciava, la lotta per scuole...
Di scuole ce n'erano due però datosi che in tre anni la zona si era riempita, ci siamo ritrovati con una scuola elementare che faceva tre turni cioè hanno abbreviato l'orario e qualcuno andava a scuola fino alla
tarda mattinata, qualcuno a cavallo dell'ora di pranzo e gli altri nel pomeriggio fino a sera. E poi con tutto quello che potevano studiare perchè c'erano classi piene.

Le medie non c'erano proprio, sono venute dopo.
Per i più piccoli avevano fatto delle aule mobili, i prefabbricati insomma, qui dietro; e un asilo era in un magazzino.

Per me la lotta per la casa è cominciata che sono entrata prima nel comitato di quartiere. Eravamo setto otto famiglie che ci eravamo detti "ma perchè noi dobbiamo pagare tanto, facciamo il decurto. Qui all'epoca c'era il Sunia, il sindacato degli inquilini, eravamo andati lì per sentire come fare, per vedere se ci appoggiavano. E ci dissero di no perchè il Sunia si occupava delle case popolari; noi che eravamo inquilini di privati secondo loro non potevamo fare il decurto perchè rischiavamo lo sfratto.
E invece comunque ci siamo ridotti l'affitto. E' successo che una sera abbiamo avuto la complicità di qualcuno che ci ha dato le chiavi del locale del Comune, siamo entrati e quello fu la sede del comitato.  Era il 73... e l'abbiamo ancora il comitato, è roba nostra.
Così abbiamo cominciato a organizzarci con le macchine, gli altoparlanti: dovevamo convincere per prima cosa la gente a fare l'autoriduzione
Io nel comitato ci sono entrata quasi subito, è stata un'esperienza che mi ha cambiata moto, anche nel modo di vedere le cose
Quando sono venuta qui era l'epoca che avevano buttato dalla finestra Pinelli, io lavoravo, avevo famiglia, la casa e devo dire la verità, di politica mi interessavo poco. Qui ho cominciato a crescere.

Il comitato è stata una struttura spontanea; c'erano quattro cinque compagni che erano più addentrati nel problema.  Cominciammo l'autoriduzione e dopo 4 o 5 mesi so' cominciate ad arivà le lettere che se non pagavamo ci facevano lo sfratto per morosità.

Nel frattempo con questi del comitato, datosi che la cosa si era
allargata anche nelle altre città, ci furono i collegamenti con la lotta per la casa di Milano e allora si sono avvicinati gli avvocati di Soccorso Rosso.
E poi vennero i picchetti perchè dopo la seconda la terza lettera, a qualcuno cominciarono ad arrivare gli ufficiali giudiziari per eseguire lo sfratto.

Noi al comitato ci eravamo dati un'organizzazione: ci vedevamo un
giorno tutte le settimane per discutere cosa era successo e decidere cosa fare. Riuscivamo a sapere che domani c'era lo sfratto di Tizia e allora andavamo lì a fare il picchetto in maniera che l'ufficiale giudiziario non entrava.

Tutto questo portava problemi di tempo a chi lavorava. Io, per esempio,  lavoravo ma dato che lavoravo in una azienda grande, un'azienda tipografica a Pomezia, stavo al reparto macchine, andavo avanti che una volta chiedevo il permesso, una volta mi mettevo in malattia, una volta
telefonavo "m'ha preso un dolore", sai quante giornate ho perso! Gi altri si arrangiavano. C'era chi era disoccupato, a quell'epoca le donne stavano ancora a casa,. quando si facevano 'sti picchetti in maggioranza
erano le donne.

Una delle forme di lotta era che bruciavamo le gomme anche per bloccare i celerini che venivano per sgomberare le case. Qui a San Paolo
c'era un commissariato; noi sapevamo quando dovevano arrivare i celerini, mandavamo sempre un ragazzo col motorino a fare la spola. "stanno arrivando".
Venivano perchè la proprietà a volte per dare una dimostrazione di forza, facevano arrivare la forza pubblica per eseguire lo sfratto. Di solito arrivano due carabinieri ma qui c'era una situazione incandescente, qui
l'autoriduzione si era estesa a macchia d'olio, qualcuno l'ha fatta anche con la luce, io non ce l'ho fatta, avevo paura che me la levassero come è successo a qualcuno. E quindi venivano in forze. Quando sapevamo che
stavano per venire perchè avevamo anche noi le nostre talpe, mettevamo le gomme in mezzo alla strada, gli davamo foco e se n'andavamo. E così riuscivamo così a far sospendere lo sfratto.
Anche il parroco stava con noi, in prima linea, il famoso don Pietro. Lui c'è
da dire che veniva da Bologna e anche se era un prete aveva una matrice ben definita;  quando andavamo al Comune a protestare lui veniva con noi.


Io ho l'autoriduzione l'ho cominciata nel 72 e abbiamo finito nell'83-84, più di dieci anni. E' chiaro che nel frattempo abbiamo avuto anche appoggi politici. In pratica la politica ha costretto gli enti privati a venire a patti. E
d'altra parte questi non pigliavano più soldi, noi avevamo cominciato l'autoriduzione al 50% poi per inasprire la lotta, non mi ricordo più in che anno, l'abbiamo portata al 25%. L'obiettivo era quello di essere equiparati al canone che pagavano quelli delle case del Comune che erano anche più belle. All'epoca non si parlava di comprare. E poi che compravi? Non c'erano i soldi. Invece poi è successo che gli Enti i hanno chiamato e ci fecero la proposto di vendita. Il comitato si era molto rafforzato ma la vendita lo spaccò in due: una parte diceva di no, una parte diceva di sì. Lì
c'erano le condizioni personali, nelle famiglie in cui moglie e marito lavoravano, se lo potavano permettere. Ma gli altri proprio no.
Poi il Comune tirò fuori una legge che non mi ricordo... sì, era una legge per i terremotati che permetteva un mutuo ad un tasso tanto agevolato che cominciò ad essere possibile per tutti comprarsi la casa.

In questi dieci anni da una parte c'era l'ansia, uno si chiedeva come andrà a finire, come non andrà a finire; però c'era anche la speranza da dì... perchè eravamo anche tanti a farla la lotta per la casa e questo ti dava la
forza di andare avanti. E la lotta ha pagato, lo posso dire.

Che poi di questa agevolazione che il Comune ha dato per primi a noi della Magliana, ne hanno usufruito anche altri quartieri come il Torrino dove c'è stata mia sorella, uguale a noi.

La mia casa era in un condominio di 350 appartamenti, siamo 12 scale... mi ricordo una sera un'assemblea infuocata, il comitato si spaccò proprio, ci eravamo messi proprio uno contro l'altro.

Al comitato di lotta non è che partecipavano tutti i 350 inquilini ma quando il comitato decideva che si doveva fare, gli altri aderivano.

Una volta abbiamo fatto un censimento per vedere chi aderiva all'autoriduzione e venne fuori che era l'80%, non eravamo tutti.
Magliana in quegli anni lì non era famosa solo per la banda. Mi ero trovata in un campeggio che stava su uno dei nostri laghi, ho conosciuto una famiglia di Milano, e parlando si disse "io sono di Roma, della Magliana" "
Magliana - mi disse - quella della lotta per la casa?"

La delinquenza... ma all'inizio qui c'era una situazione disperata: gente che aveva occupato altre case, gente che stava nelle baracche, mezzi zingari... per cui si era creato, come te posso dì... un focolaio di questa gente che col tempo poi ha subito una selezione perchè i primi tempi ci stavano dei piccoli delinquenti, poi piano piano questa gente se n'è andata. Insomma nel quartiere questi della banda non li sentivamo, non sapevamo chi fossero; sapevamo dai giornali tant'è che quando uscivano gli articoli ci guardavamo "ma che è sta banda della Magliana"

anna

 

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